Ipocrisie occidentali e verità negate

AFFONDA LA NAVE INSANGUINATA DI NETANYAHU
Il riconoscimento “a metà” di uno Stato palestinese rivela l’ennesima acrobazia politica per coprire decenni di complicità nelle stragi.
Il Simplicissimus
Il governo italiano, come molti altri in Occidente, propone l’idea di uno Stato palestinese “senza Hamas”: una formula che svela tutta l’ipocrisia di chi, per anni, ha fornito copertura politica e militare alle stragi israeliane. Nel tuo pezzo mostri come la narrativa dominante rovesci cause ed effetti, occultando la realtà del 7 ottobre e cancellando la lunga storia di resistenza palestinese. Ne emerge un quadro di cinismo e propaganda che, sotto la retorica dei “diritti”, continua a negare il diritto più elementare: quello all’esistenza di un popolo e di una nazione. (Nota Redazionale)
La posizione del governo italiano che vuole riconoscere l’esistenza teorica di uno Stato palestinese, ma “senza Hamas”, compendia in maniera perfetta l’ipocrisia e la caduta cognitiva di molti Paesi occidentali che solo dopo due anni di stragi per le quali hanno fornito copertura politica, diplomatica e militare, si sono risolti ad ipotizzare la formazione di uno Stato palestinese che in realtà avrebbe dovuto esistere già da decenni. Ora questo disumano ritardo viene giustificato con l’attacco del 7 ottobre da parte di Hamas, benché ormai sia abbastanza accertato il fatto che parecchie delle 1400 vittime siano state prodotte dalle stesse forze israeliane in forza della direttiva Annibale e comunque già prima delle stragi di Gaza si trattava di un piccolo numero rispetto a quelle fatte da Tel Aviv nel corso delle varie Intifade, ovvero rivolte per l’indipendenza, che si sono susseguite a partire dal 1987. Uno stillicidio di morti infinito.
Ma il fatto cruciale è che l’attacco del 7 ottobre aveva l’obiettivo esplicito di fare diventare realtà la Palestina, anzi ancora più precisamente, come si desume da decine di documenti e video, di creare le condizioni per l’applicazione del diritto internazionale sul caso palestinese che rischiava di essere abbandonato e relegato nel dimenticatoio. Dunque, dire sì alla nascita di una vera e propria nazione palestinese, ma no ad Hamas è una contraddizione in termini che ha davvero poco senso, così come la designazione di questa formazione come terrorista. Ora in un certo qual senso molti Paesi stanno riconoscendo la giustezza della sua causa, anche se tonnellate di propaganda in favore del genocidio nascondono questa elementare verità. E di certo non è il solo caso in cui la realtà viene sommersa dalle cartacce inchiostrate.
Del resto, 156 Paesi hanno finora riconosciuto lo Stato di Palestina, mentre solo una decina, tutti peraltro appartenenti al Washington consensus, considerano Hamas un’organizzazione terroristica. Ora alcuni Paesi stanno dicendo entrambe le cose per salvare una coscienza che peraltro non possiedono più e di certo non basta mandare una fregata (mai nome è stato più appropriato) per coprire in qualche modo la flottiglia Sumud. Ma è palese che l’attacco del 2023 fu deciso proprio perché sia il primo Trump, seguito poi da Biden, stavano cercando un accordo tra Israele e i Paesi arabi, mettendo totalmente da parte, anzi seppellendo la questione palestinese: erano i famosi accordi di Abramo (infelice nome dato per un presunto quanto inconsistente legame tra Islam e religione ebraica) che prevedevano, tra le altre cose, l’occupazione da parte di Israele del 30 per cento della Cisgiordania. Attraverso un’azione militare si sperava di creare una dura reazione di Tel Aviv che avrebbe rimesso in gioco la questione dello Sato palestinese. Hamas non si sbagliava, ma non poteva immaginare che si sarebbe arrivati a un tentato genocidio e che i Paesi occidentali rimanessero a guardare l’orrore senza fare nulla per tanto tempo, anzi voltando la testa dall’altra parte, fornendo armi e sostegno economico al governo di Tel Aviv.

Ma alla fine l’obiettivo è stato raggiunto e Netanyahu si trova ora di fronte proprio a ciò che aveva tentato di evitare nel corso della sua intera vita politica: ovvero il possibile riconoscimento di uno Stato palestinese che di fatto era stato cancellato dall’agenda internazionale. Da questo punto di vista e non certo da quello militare, sul quale non c’erano illusioni, si può dire che Hamas abbia vinto, sia pure a un prezzo altissimo. Ma c’è un altro perdente, ovvero l’America iscariota che ha bruciato con il consenso senza se e senza ma a Netanyahu, ciò che rimaneva della sua reputazione e dunque anche della sua pretesa di centralità planetaria. Anche l’ultima carognata, ovvero quella di impedire ai delegati palestinesi di raggiungere il palazzo dell’Onu – che non certo a caso si trova in territorio statunitense – con la scusa della sicurezza nazionale, perché si sa che i palestinesi sono terroristi, sta accrescendo sempre più il discredito non solo verso un’amministrazione chiaramente paranoica, ma verso un’intera nazione canaglia.

Samaina
30 Settembre 2025 a 16:30
Nessuna retorica. E la memoria storica credo di possederla abbastanza per capire che è in atto una manipolazione del pubblico dissenso continuamente fomentata da propaganda e giornalismo. Non ho mai approvato l’operato di Israele che da decenni è stato lasciato libero di espropriare i territori dei Palestinesi e confinarli nei campi profughi. E lo dicevo quando tutti affermavano a gran voce che “Israele ha diritto di esistere’ sventolando il fantasma dell’olocausto. Improvvisamente Free Palestine è diventato lo slogan mondiale ad uso e consumo di qualsiasi rivendicazione politica. Psicologia delle masse. Dai loro un nemico da odiare e saranno pronti a tutto. Ben altri genocidi, in tempi recenti, sono stati perpetrati, ma nessuno ha mai avuto tale risonanza. Per quanto mi riguarda trovo raccapricciante l’idea della guerra, ma ancora di più quella del terrorismo vigliacco che colpisce improvvisamente e indiscriminatamente. Israele è certamente da biasimare, (senza dimenticare che è stato l’Occidente a lasciargli mano libera), ma la santificazione della controparte anche no. Questa deriva era prevedibile, come credo sia prevedibile quello che può accadere in futuro: nessuno si stupisca di assistere ad un revival di antisemitismo. In effetti la caccia all’ebreo è già iniziata.
Riccardo Alberto Quattrini
30 Settembre 2025 a 16:45
Cara Samania,
pretendere una risposta completa a un testo così lungo e unilaterale è già, di per sé, una forma di arroganza dialettica.
Dici di non cadere nella retorica, ma usi argomenti triti: “l’odio di massa”, “l’uso politico di Free Palestine”, “la santificazione della controparte”. Il tutto mentre liquidi l’occupazione, le stragi, l’apartheid e la sistematica cancellazione di un popolo come effetti collaterali da contestualizzare.
Criticare Hamas non significa giustificare Israele. E viceversa.
Ma continuare a parlare di antisemitismo ogni volta che si nomina la parola “Palestina” è il modo più comodo per non guardare la realtà: quella di un popolo che resiste, da decenni, senza eserciti né protezioni internazionali, mentre il mondo fa finta di essere “equidistante”.
Il tuo invito alla lucidità sarebbe più credibile se rivolto anche a chi bombarda scuole e ospedali, non solo a chi, stremato, urla “basta”.
La Redazione
Samaina
29 Settembre 2025 a 19:57
Forse dovreste dare una veloce occhiata ai video dell’attacco del 7 ottobre. Dire che Hamas non è un gruppo terroristico è davvero impossibile da sentire. Ah quindi gli israeliani si sono massacrati, fatti saltare in aria e dati fuoco da soli? Centinaia di corpi fatti a pezzi, presi a calci al grido di Allah u Akbar e trascinati per le strade dove si fa il tiro a segno sulle auto.
No, avete ragione. Non sono terroristi.
Riccardo Alberto Quattrini
30 Settembre 2025 a 10:51
Cara Samaina,
forse dovresti fare tu un passo in più oltre i video che ti hanno tanto scioccata — perché guardare senza capire non basta. La Storia non comincia il 7 ottobre e nemmeno finisce con le immagini selezionate da chi vuole farti credere che il conflitto israelo-palestinese sia una favola con buoni e cattivi.
Sai cos’è davvero “impossibile da sentire”? L’idea che chi denuncia 75 anni di occupazione, apartheid, espropri, bombardamenti su civili e bambini, venga zittito con un solo slogan: “terroristi!”. Come se bastasse una parola magica per annullare ogni responsabilità storica e politica.
Hamas è un attore armato, discutibile? Senza dubbio. Ma è anche il prodotto diretto di decenni di occupazione, e non è nato nel vuoto. Israele l’ha perfino indirettamente favorito, pur di indebolire l’OLP. Parlare di terrorismo senza parlare di chi ha seminato l’umiliazione quotidiana, i check-point, le demolizioni, i coloni armati, è una comoda scorciatoia per chi non vuole pensare.
E no, nessuno ha detto che “gli israeliani si sono massacrati da soli”. Ma che esista la Direttiva Annibale, applicata dall’esercito israeliano in caso di rapimenti, è noto e documentato. Se ti scandalizza, bene: indignati con chi l’ha scritta, non con chi la cita.
Il tuo sarcasmo finale (“No, avete ragione. Non sono terroristi”) è tipico di chi ha già deciso che ci sono vite che valgono e vite che no. Ma i fatti restano: uno Stato palestinese è riconosciuto da 156 Paesi. E se l’unica risposta che sai dare a una richiesta di giustizia è “ma il 7 ottobre…”, allora non stai difendendo un popolo. Stai solo giustificando un massacro.
Con meno retorica e più memoria storica, forse il mondo sarebbe un posto migliore.
La Redazione