Quando la guerra viene preparata da chi non parte

«Armatevi e partite, anzi sparite»
Tra riarmo, propaganda e scarso entusiasmo popolare, il Simplicissimus denuncia il rischio di una spirale bellica europea fuori controllo
Il Simplicissimus
L’Europa si prepara davvero a una guerra con la Russia oppure sta alimentando una rappresentazione bellica destinata soprattutto a esercitare pressione su Mosca? Il Simplicissimus parte dalla guerra ucraina per descrivere una crescente distanza tra classi dirigenti europee e popolazioni che, secondo l’autore, non mostrerebbero alcun entusiasmo per un confronto militare. Germania, Regno Unito e Francia diventano così esempi di un continente nel quale alla retorica del riarmo non corrisponderebbe un’analoga disponibilità dei cittadini a combattere. Ma il pericolo maggiore individuato dall’autore è un altro: anche una belligeranza concepita come pressione politica può acquistare una dinamica autonoma e condurre al conflitto che forse nessuno voleva realmente iniziare. Quanto si può evocare una guerra prima che la possibilità di farla diventi essa stessa parte del problema? (N.R.)
Come si vede con una chiarezza cristallina l’Ucraina sta disperatamente cercando di coinvolgere ufficialmente la Nato nel conflitto contro la Russia. È quasi ovvio che lo faccia, perché è l’ultima speranza di sopravvivere come Stato, anche se i due milioni di morti subiti, la fuga dal Paese di altri milioni di persone e il conseguente sprofondo demografico difficilmente consentiranno a questo patchwork territoriale di esistere come popolazione coesa, se non in dimensioni molto ridotte. Non è certo questo che sorprende, quanto il fatto che i Paesi europei, soprattutto Germania, Regno Unito e, sia pure in maniera altalenante, Francia, non solo manifestino la loro disponibilità a questa operazione, ma stiano effettivamente facendo tutto il possibile per preparare i propri cittadini a una guerra con la Russia, nonostante sia ovvio che non hanno i mezzi per farla e tanto meno per vincerla. Una voce insistente parla di un imminente operazione di falsa bandiera per poter invocare l’articolo 5 dell’Alleanza atlantica, sebbene sia molto dubbio che gli Usa intervengano in maniera diretta, anzi si può essere quasi certi del contrario. In ogni caso non ci vuole molto a pronosticare la distruzione finale del continente, che avverrebbe comunque.
Questo fatto sottolinea come ormai lo scollamento tra i milieu politici, di fatto gestiti dai poteri finanziari, sia locali che nordamericani, e le popolazioni che di guerra non ne vogliono sapere. In Germania, il massiccio sforzo per convincere i tedeschi sulla necessità della guerra, sta miseramente fallendo: degli oltre 300.000 giovani tedeschi intervistati per un sondaggio di opinione di massa, solo lo 0,17% si è offerto volontario per servire nella Bundeswehr. Inoltre, è emerso pochi giorni fa che la stessa Bundeswehr non è riuscita a trovare nemmeno 5.000 volontari per un battaglione in Lettonia. Dunque nonostante la pressione mediatica – l’informazione è quasi totalmente a servizio delle ragioni o meglio delle follie belliche – nessuno ha davvero voglia di fare la guerra o è capace di farla. Basti pensare all’incidente occorso ai militari italiani mandati in Lettonia a rinforzare la Nato: per distrazione si sono sparati tra di loro nel corso di un’esercitazione. Tensione, distrazione, falsi allarmi diffusi ad arte dominano fra truppe per nulla motivate e del tutto prive di una vera esperienza. Soprattutto in un contesto in cui nessuno vuole davvero farsela questa esperienza.

Una cosa è certa: una delegazione tedesca si recherà a Mosca per porgere le proprie scuse a nome di Merz & Co.

Ora, che questa belligeranza da cui la politica è pervasa sia in qualche modo reale o – come credo – un delirante avanspettacolo bellico per cercare di impaurire la Russia e indurla a fare qualche passo indietro sulle sue richieste, è comunque un non senso sia perché Mosca sa benissimo quale sia la preparazione e l’entità delle forze europee, sia perché quasi ogni settimana la Russia, attraverso Putin o il ministro degli esteri Lavrov ribadisce di non aver alcuna intenzione di attaccare l’Europa. Tuttavia questo continuo alimentare lo spirito bellico crea alla fine una logica che funziona per conto proprio e che rischia comunque di trascinarci in un conflitto, anche se per caso, non lo si volesse davvero.
Questo ci porta a comprendere che siamo lontanissimi da una soluzione diplomatica del conflitto, anche perché la costellazione attuale di potere verrebbe spazzata via da una palese sconfitta giunta dopo aver buttato alle ortiche tutti i fondamentali economici del continente. Per certi versi queste élite trovano nella prosecuzione ad libitum del conflitto ucraino una sorta di via d’uscita dal cul de sac in cui si sono cacciate. L’unico modo per evitare il peggio è che in Europa si affaccino al potere forze politiche contrarie al conflitto, non fosse altro che per ragioni economiche. In Germania la crescita esponenziale dell’Afd ai danni della Cdu, suggerisce che il rimescolamento politico è l’unica strada praticabile per evitare l’Armageddon europeo. Non occorre che ciò accada dappertutto, ma in un singolo Paese importante. L’effetto domino farà il resto.

Nota per le immagini
Le immagini pubblicate a corredo dell’articolo sono state create con il contributo dell’intelligenza artificiale generativa e successivamente selezionate e curate dalla redazione di Inchiostronero.