Quando il modello pretende di diventare realtà

«Cartesio e Goldman Sachs»

La finanza ama formule e geometrie, ma economia, storia e potere raramente obbediscono a un piano cartesiano

Il Simplicissimus

Una curva finanziaria può descrivere il comportamento dei mercati, ma può davvero spiegare il mondo nel quale quei mercati esistono? Partendo da un report di Goldman Sachs sulla «convessità dell’indice di volatilità», Il Simplicissimus mette sotto accusa non la matematica, ma la pretesa di trasformare modelli e relazioni finanziarie in leggi autonome, separate dalla storia concreta. Guerra, petrolio, debito, decisioni politiche e rapporti di potere introducono infatti variabili che nessun elegante sistema di assiomi può rendere immutabili. Da qui il percorso che conduce da Cartesio a Euclide, dalle geometrie non euclidee fino alle architetture impossibili di Escher. Il bersaglio finale è il neoliberismo, interpretato dall’autore come un sistema che tende a presentare determinate regole economiche come naturali e universali, mentre la storia mostrerebbe quanto esse dipendano anche dalle istituzioni e dai rapporti di forza che le sostengono. Se quel potere cambia, conclude l’articolo, anche la presunta «geometria della finanza» può smettere di funzionare (N.R.)


Nell’ultimo suo report Goldman Sachs, uno dei dominus del nostro mondo scrive letteralmente: “I libri di storia suggeriscono che livelli così bassi non sono sostenibili e hanno portato a un’impennata della convessità dell’indice di volatilità.” Questo vuol dire che non esiste una relazione lineare tra il prezzo di un asset e i suoi rendimenti e che perciò quando i mercati azionari scendono, la volatilità non aumenta a piccoli passi ma accelera esponenzialmente. La mia intenzione non è però indagare se questa convessità di una curva sul piano Cartesiano sia più o meno vero, quando mostrare come tutte queste leggi finanziarie siano frutto sia di un modo di pensare – il neoliberismo come essenza fondamentale del mondo, sia di una prassi che geometrizza e matematizza i rapporti finanziari come leggi a se stanti.

Goldmann non parla della guerra in Iran, del petrolio, dell’Ucraina, dell’enorme debito che rischia di schiacciare l’America, insomma di tutto ciò che fa parte dell’economia vera, il che immagino, sarebbe volgare agli occhi della finanza, ma di “convessità”, di una sorta di universo euclideo i cui rapporti sono in qualche modo eterei e obbediscono più a determinati postulati ed assiomi che hanno una loro coerenza interna senza sporcarsi col mondo reale. Naturalmente qui siamo nel campo dell’umano e della storia, oltre che dell’economia, quindi non è possibile delineare rapporti eterni e immutabili, leggi incontestabili perché si ha a che fare con una variabilità incommensurabile.

Ciò definisce esattamente il neoliberismo che in sostanza riprende i teoremi dell’economia classica portandoli all’esasperazione cercando di eliminare quell’elemento di disturbo che secondo von Hayek, von Mises e compagnia cantante, sarebbe lo Stato con la sua mania di avere un welfare, di tutelare dei diritti, di operare insomma in senso politico. Infatti abbiamo poi visto come aziende e banche siano state salvate dagli Stati con i soldi dei cittadini, dunque dei governi per evitare quel disastro economico che sarebbe scaturito dagli assiomi neoliberisti.  Vediamo anche come i mercati siano tutt’altro che infallibili, ma alla mercè di super ricchi e centrali finanziarie, vediamo come la famosa concorrenza sia stata messa in ombra dai cartelli visibili e molto spesso non visibili, che esiste insomma una geometria non euclidea, la quale parte dati osservativi reali e non da “evidenze” aprioristiche che poi non sono tali, vedi il celebre quinto postulato. Il mondo umano rassomiglia più a Escher che a Euclide e similmente l’economia reale è qualcosa che sfugge al piano cartesiano, così come sfugge a Goldman Sachs che certe leggi hanno valore solo se c’è un potere sufficiente a renderle “vere”. Or quel potere sta declinando e la geometria della finanza comincia a non funzionare.

 

Redazione

 

 

UNA CHIAVE DI LETTURA DA INCHIOSTRONERO

— Da Euclide a Escher, passando per Cartesio

Quando l’autore parla di un «universo euclideo» non sta sostenendo che Goldman Sachs applichi letteralmente la geometria di Euclide all’economia. Usa Euclide come metafora di un sistema costruito a partire da assiomi e postulati: una volta accettate determinate premesse, le conseguenze discendono coerentemente all’interno del sistema. È proprio questa autosufficienza teorica che Il Simplicissimus attribuisce polemicamente a una certa visione della finanza: prezzi, volatilità, rendimenti e mercati vengono descritti attraverso relazioni matematiche che rischiano di apparire indipendenti dal mondo storico nel quale quelle relazioni esistono.

Cartesio introduce un secondo livello della metafora. Il piano cartesiano consente di tradurre rapporti in coordinate, curve e funzioni: una realtà diventa rappresentabile geometricamente. È uno strumento potentissimo, ma nel titolo dell’articolo diventa anche il simbolo della tentazione di pensare che ciò che può essere formalizzato matematicamente coincida con l’intera realtà. Guerra, decisioni politiche, petrolio, debito, interessi sociali e rapporti di potere introducono invece variabili storiche che non si comportano necessariamente come figure tracciate su un piano. È questa contrapposizione che l’autore costruisce tra la «convessità» finanziaria e quella che chiama «economia vera».

Poi compare la geometria non euclidea. Per secoli il quinto postulato di Euclide, quello relativo alle parallele, apparve meno evidente degli altri. Nell’Ottocento si comprese che modificandolo era possibile costruire geometrie diverse, internamente coerenti. La conseguenza filosoficamente affascinante è che un sistema coerente non è necessariamente l’unico sistema possibile. Ed è precisamente qui che la metafora dell’articolo acquista forza: anche un modello economico può essere coerente date certe premesse, senza che quelle premesse costituiscano leggi eterne della società.

Infine Escher. Le sue architetture impossibili, le scale che sembrano salire continuamente per ritornare al punto di partenza, gli spazi nei quali prospettive incompatibili convivono nella stessa immagine, rappresentano magnificamente un mondo che appare ordinato localmente ma diventa paradossale quando lo si considera nel suo insieme. Quando Il Simplicissimus scrive che «il mondo umano rassomiglia più a Escher che a Euclide», suggerisce dunque che economia, politica e storia siano sistemi fatti di retroazioni, contraddizioni, potere e conseguenze impreviste, assai meno docili di quanto lascino immaginare i modelli astratti.

Ed è qui che arriva il vero bersaglio politico dell’articolo: non la matematica, né l’uso dei modelli economici, ma la trasformazione di un modello in una rappresentazione assoluta della realtà. Per l’autore, infatti, le cosiddette leggi finanziarie funzionano anche perché esistono istituzioni e rapporti di forza capaci di sostenerle; quando cambia il potere che le rende operative, cambia anche la realtà che quelle formule pretendevano di descrivere.

 

 

Nota per le immagini

Le immagini pubblicate a corredo dell’articolo sono state create con il contributo dell’intelligenza artificiale generativa e successivamente selezionate e curate dalla redazione di Inchiostronero.

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