Quando la debolezza si traveste da scelta strategica

Il fragile castello del potere globale

«Catastrofe e stupidità»

Dagli Houthi al petrolio saudita, il Simplicissimus legge nelle contraddizioni americane i segni di una crisi ormai sistemica.

Il Simplicissimus

Un tempo, sostiene il Simplicissimus, la debolezza veniva nascosta attraverso esibizioni di forza. Oggi accadrebbe qualcosa di diverso: sarebbero le stesse giustificazioni offerte dal potere a rivelarne le difficoltà. L’autore parte dalle parole attribuite a Donald Trump sugli Houthi per sostenere che il mancato intervento americano non deriverebbe dalla volontà degli yemeniti di evitare uno scontro con Washington, ma dalla necessità degli Stati Uniti di non consumare ulteriormente le proprie risorse militari mentre è aperto il confronto con l’Iran. La crisi assumerebbe però una dimensione ben più ampia. Il fallimento della campagna saudita e la riduzione delle esportazioni petrolifere di Riad potrebbero, secondo l’autore, mettere sotto pressione anche il rapporto finanziario tra le monarchie del Golfo e gli Stati Uniti. Un eventuale ritiro degli investimenti sauditi colpirebbe l’economia americana; impedirlo, invece, rischierebbe di compromettere la credibilità degli Stati Uniti come destinazione sicura dei capitali internazionali. Sullo sfondo riemergono così il debito americano, il ruolo universale del dollaro e quella credibilità militare che per decenni avrebbe contribuito a sostenerlo. Con petrolio e diesel in forte aumento e l’inflazione che accelera, il Simplicissimus vede quindi convergere crisi militare, energetica e finanziaria. Ed è qui che il titolo trova il suo significato: alla «catastrofe» prodotta dagli errori strategici corrisponderebbe una crescente incapacità di riconoscerli, sostituita da spiegazioni che l’autore considera sempre meno credibili. (N.R.)


Si è visto mille volte nel corso della storia documentata che la debolezza venisse nascosta da esibizioni di forza, ma l’evo contemporaneo sta sostituendo questo strumento vecchio quanto il mondo, con l’esibizione di stupidità che peraltro non viene ormai percepita come tale. Ieri Trump ha giustificato il suo rifiuto di intervento contro gli Houthi che stanno facendo fuggire la truppaglia saudita con una frase che ha dell’incredibile: “Gli Houthi ci hanno contattato. Non vogliono combattere con noi. Ce l’hanno fatto sapere. Non vogliono che li attacchiamo. Preferirebbero di gran lunga non essere coinvolti e lasciano passare la maggior parte delle navi. C’è solo un Paese con cui non sono molto contenti”. Mi piacerebbe sapere chi sarebbe contento di essere attaccato e che cosa ne è della potenza americana se basta che qualcuno chieda di non essere aggredito perché Washington desista. E soprattutto mi piacerebbe sapere chi può prendere sul serio queste parole.

La verità è che Washington si è resa conto che un altro conflitto finirebbe per consumare le scorte di missili di attacco adesso necessarie contro l’Iran, probabilmente senza ottenere risultati significativi, come del resto è accaduto durante le due campagne navali organizzate negli ultimi due anni che non hanno ottenuto alcun risultato salvo qualche strage di civili comme d’habitude a cui è seguito solo il mesto abbandono della flotta a stelle e strisce, chiaramente sconfitta. E adesso le forze americane nell’area sono molto più deboli rispetto a quando ci si illudeva di poter facilmente avere ragione degli Houthi. In cambio però il rifiuto di aiutare l’Arabia Saudita, dopo che essa è stata indotta ad attaccare Ansar Allah dalla stessa Washington, tanto per creare un diversivo, sta disegnando un panorama catastrofico per i piani americani in Medio Oriente. La campagna militare saudita non poteva andare peggio di così e la riattivazione di questo fronte non è più un fatto secondario negli assetti mediorientali.

«I vostri soldi sono al sicuro. Anche da voi.» 😈💰

L’aver colpito in maniera catastrofica l’export saudita di oro nero, causando una considerevole riduzione delle entrate petrolifere di Riad, così come l’Iran ha fatto con quella di altri Stati del Golfo, potrebbe indurre a un ritiro dei giganteschi investimenti negli Usa. Ciò avrebbe un impatto negativo sull’economia americana e sui tassi di interesse, quindi non è chiaro se il governo statunitense consentirà tali vendite di asset. Ma se per caso lo facesse, la credibilità dell’America come destinazione affidabile per gli investimenti subirebbe un colpo fatale. Le banche che si rifiutano di restituire il denaro ai propri depositanti hanno non poche difficoltà ad attrarne di nuovi. Alla fine le contraddizioni di un debito stratosferico e di una moneta che vorrebbe imporsi come quella universale vengono finalmente a galla: avrebbe dovuto farlo sin da quando Nixon abbandono la convertibilità in oro del dollaro, ma ciò non avvenne anche perché la credibilità militare degli States era ancora intatta, nonostante il Vietnam. Ad ogni modo è fin troppo chiaro, a questo punto, che le petro -monarchie dell’area hanno tutto l’interesse ad accettare questa realtà e risolvere i loro conflitti sia con l’Iran che con gli Houthi dello Yemen, alleati dell’Iran. Alla faccia di Washington e di Tel Aviv che rischiano di uscire da questo folle tentativo imperialistico con le ossa rotte.

La stessa amministrazione americana che è riuscita speculare sui mercati e a tenere artificialmente bassi i prezzi cartacei del Brent, ma non quelli reali, si trova oggi con un’inflazione galoppante e prezzi di 177 dollari al barile per la benzina e 250 dollari al barile per il diesel, il che alla pompa si traduce in sei dollari al gallone per il gasolio, carburante sul quale si basa l’economia industriale. Ma agli epocali errori commessi la Casa Binaca ritiene di poter rispondere con delle idiozie. Anche questo è un segno dei tempi che ormi galoppano invece di trottare.

Redazione

 

 

Nota per le immagini
Le immagini pubblicate a corredo dell’articolo sono state create con il contributo dell’intelligenza artificiale generativa e successivamente selezionate e curate dalla redazione di Inchiostronero.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Controllate anche

«POSSIAMO ESSERE TUTTO CIÒ CHE VOGLIAMO?»

Identità e riconoscimento …