Quando ciò che non si poteva dire riemerge

Verità oltre il muro crepato

«Così, da ieri, sappiamo quello che avevamo sempre saputo»

Filomeni torna sul 7 ottobre e sulle responsabilità politiche israeliane, mentre l’Occidente annuncia sanzioni limitate agli insediamenti

di Fabio Filomeni

Una rivelazione che, nella lettura di Fabio Filomeni, cambia il significato di ciò che si sapeva prima del 7 ottobre. L’autore riferisce che due giornalisti israeliani, Shlomi Eldar e Ruth Yuval, avrebbero ricostruito in un libro un avvertimento ricevuto da Benjamin Netanyahu dagli Emirati Arabi Uniti dieci giorni prima dell’attacco di Hamas. Da questa notizia Filomeni muove verso un’interpretazione molto più radicale: collega quell’avvertimento alle falle nella sorveglianza del confine e interroga implicitamente le responsabilità politiche che precedettero l’attacco. La seconda parte guarda invece alla Cisgiordania. Filomeni giudica largamente insufficienti le sanzioni commerciali annunciate da dodici Paesi occidentali contro gli insediamenti israeliani illegali, sottolineandone la portata limitata e criticando anche la posizione del governo italiano. Due vicende che l’autore riunisce sotto una medesima accusa: ciò che per molto tempo sarebbe rimasto indicibile comincia, a suo giudizio, a emergere pubblicamente. (N.R.)


Così, da ieri, sappiamo quello che avevamo sempre saputo ma che non si poteva dire. Israele, nella persona del suo primo ministro, era stato avvertito dell’attentato del 7 ottobre ad opera di Hamas che ha innescato come reazione armata (più correttamente rappresaglia) il genocidio dei palestinesi nella Striscia di Gaza ad opera dell’esercito israeliano.

Netanyahu fu avvisato dagli Emirati arabi riuniti ben dieci giorni prima del massacro nei kibbutz. Badate bene, a svelare i dettagli dell’inchiesta non sono palestinesi con giustificati istinti vendicativi. Sono due giornalisti israeliani – Shlomi Eldar e Ruth Yuval – che hanno messo tutto nero su bianco in un libro. “Sapeva e non ha detto nulla” rivelano i due professionisti dell’informazione. Così adesso è chiaro anche per gli stolti che i confini della Striscia non presidiati dai soldati dell’IDF e le telecamere di sorveglianza guaste durante l’assalto di Hamas non è stata una coincidenza.

Ironia della sorte, lo abbiamo saputo in una data tragicamente simbolica, l’8 settembre, giornata funesta anche per Israele, oltre che per gli italiani che non tradirono nel 1943. E proprio ieri, guarda caso, dodici Paesi, tra cui Francia, Regno Unito e Canada, hanno annunciato che intendono “imporre sanzioni al commercio di beni con gli insediamenti illegali” di Israele in Cisgiordania, per protestare, secondo un comunicato congiunto dei ministri degli Esteri, contro le violenze commesse dai coloni ai danni dei palestinesi e contro l’espansione degli insediamenti.

Retorica monumentale, risultato minuscolo

Stento a crederlo. Capite? ben dodici paesi occidentali si sono accordati NON per castigare lo Stato di Israele ma soltanto quella minima parte di terroristi predatori che imperversano in Cisgiordania appoggiati dal governo e che producono merci esclusivamente all’interno dei territori occupati. Stiamo parlando di 60 mila persone contro 7milioni di ebrei che vivono in Israele. In pratica queste fantomatiche sanzioni colpiranno meno dell’1%!  La classica montagna che partorisce il topolino. E comunque il prono governo Meloni non fa neanche questo! Menomale che almeno oggi, grazie a due giornalisti appartenenti alla comunità del “popolo eletto”, sappiamo quello che già sapevamo ma che non si poteva dire.

Fabio Filomeni

 

 

 

Elaborazione grafica originale realizzata con IA per Inchiostronero

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