Tra gratificazione immediata e visione del futuro

«DISCIPLINE»
Todd Hayen riflette sulla disciplina come virtù smarrita in una società che premia l’impulso e scoraggia l’attesa.
di Todd Hayen
Partendo dal celebre esperimento del marshmallow, Todd Hayen esplora il significato della disciplina e il suo progressivo declino nella cultura contemporanea. In un mondo dominato dalla gratificazione istantanea, dal consumo immediato e dall’avversione al sacrificio, la capacità di rinunciare a un piacere presente per un beneficio futuro appare sempre più rara. L’autore intreccia riflessione personale e critica sociale, interrogandosi sulle conseguenze di una società che sembra aver smarrito il valore della pazienza, dell’autocontrollo e della perseveranza. (N.R.)
Un’altra ammirevole qualità umana che ha fatto la fine del dodo. È certamente scomparsa dalla mia vita molto presto — ammesso che vi sia mai stata. Se dovessi scegliere la principale causa che ha ostacolato il raggiungimento dei miei obiettivi, direi che è stata la mancanza di disciplina. Non una totale assenza, nel mio caso, ma sicuramente una delle voci in cima alla lista.
Ma che cos’è esattamente la disciplina? Un modo semplice per definirla potrebbe essere questo: praticare la disciplina significa fare con costanza qualcosa che non procura piacere immediato, ma che alla fine conduce ai risultati che desideriamo davvero. Ed eccoci di nuovo davanti alla gratificazione istantanea, quel piccolo e malefico ingannatore che oggi sembra essere diventato il nemico pubblico numero uno.
Sono certo che conosciate tutti il celebre esperimento del marshmallow. Condotto tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta dallo psicologo Walter Mischel presso la Stanford University, aveva lo scopo di studiare la capacità di rinviare una gratificazione nei bambini in età prescolare. Un bambino veniva lasciato da solo in una stanza con un marshmallow (a volte un biscotto o un salatino). Poteva mangiarlo subito oppure aspettare dai quindici ai venti minuti il ritorno del ricercatore e riceverne due.
Alcuni bambini lo mangiavano immediatamente. Altri cercavano di distrarsi, si coprivano gli occhi o cantavano per resistere alla tentazione.
Gli studi successivi, protrattisi per decenni, mostrarono che i bambini capaci di aspettare più a lungo tendevano ad avere risultati migliori nella vita: punteggi scolastici più elevati, migliori percorsi educativi, minore indice di massa corporea e meno problemi legati all’impulsività o alle dipendenze. Non era una scienza perfetta — ricerche successive hanno ridimensionato la forza predittiva dell’esperimento — ma l’idea centrale rimane valida: la capacità di rinunciare a una ricompensa immediata in vista di un beneficio maggiore nel futuro conta davvero.
La cosa importante da notare è che l’esperimento riguardava dei bambini. Da adulti, teoricamente, dovremmo saper fare di meglio: aspettare, essere pazienti, mantenere la disciplina e raccogliere frutti più grandi. Ah, ah. Sono piuttosto sicuro che da bambino avrei divorato subito il primo marshmallow e, a dire il vero, se oggi lo sostituissero con dei biscotti, probabilmente farei esattamente la stessa cosa.
Non so nemmeno se questo sia il miglior esempio possibile di disciplina. Certamente è collegato al tema, ma riguarda soprattutto il saper attendere in una situazione isolata. La disciplina, invece, riguarda comportamenti continuativi: andare regolarmente in palestra, risparmiare denaro nel tempo, seguire una dieta per perdere peso. Certo, non è completamente scomparsa dalla nostra cultura. Conosco molte persone estremamente disciplinate nell’allenamento fisico; probabilmente è l’esempio più diffuso che ancora resiste.
Prendiamo invece il risparmio come controesempio. Molti anni fa non esisteva il credito facile come lo conosciamo oggi. I grandi magazzini introdussero il sistema della prenotazione a rate: si sceglieva un oggetto, il negozio lo metteva da parte e il cliente lo pagava poco alla volta fino a diventarne proprietario. Nessun debito, soltanto pazienza e risparmio.
Successivamente arrivarono i piani di finanziamento per acquisti importanti, come le automobili, seguiti dai conti di credito revolving tra gli anni Trenta e Cinquanta del Novecento. Le carte di credito esplosero negli anni Cinquanta e Sessanta — si pensi alla BankAmericard, poi diventata Visa — mentre i mutui trentennali divennero la norma, trasformando l’acquisto della casa in un debito destinato a durare una vita invece che nel risultato di anni di risparmio.
Oggi viviamo in una società fondata sul debito. Il debito è dato per scontato: tutti ne hanno uno. Un tempo tutti avevano le pulci, oggi tutti hanno un debito. Negli Stati Uniti, secondo i dati più recenti del 2025-2026, il debito complessivo delle famiglie ammonta a circa 18.500 miliardi di dollari. Il solo debito delle carte di credito supera i 1.200 miliardi, mentre il saldo medio per titolare oscilla tra i 5.600 e i 7.900 dollari a seconda delle fonti. L’americano medio con una storia creditizia possiede circa 63.000 dollari di debiti complessivi. I mutui rappresentano la quota maggiore, ma anche il debito al consumo continua a crescere. Abbiamo normalizzato il vivere al di sopra delle nostre possibilità.
Questa erosione della disciplina non riguarda soltanto il denaro. È ovunque. Vogliamo gli addominali scolpiti senza la fatica quotidiana della palestra, il successo virale su Substack senza anni di scrittura costante, una conoscenza profonda senza lo studio lento e spesso noioso che la rende possibile. La cultura della gratificazione immediata — alimentata dalle applicazioni digitali, dalle scariche di dopamina dei “mi piace”, dalle consegne in giornata e dal “compra ora, paga dopo” — ci ha resi dipendenti dall’immediatezza.
Naturalmente, io considero tutto questo parte di un quadro più ampio. La maggior parte delle persone sembra seguire la strada della minore resistenza perché appare più facile, più sicura, più normale. Chi detiene il potere ama una popolazione che rincorre soluzioni rapide: la mantiene distratta, indebitata e docile. La vera disciplina richiede disagio, rinvio della ricompensa e una visione di lungo periodo: esattamente ciò che il mondo moderno cerca di disabituarci a praticare.
Chi mi legge sa che tendo sempre a ricondurre questi fenomeni a un progetto più vasto. Tuttavia questa erosione potrebbe anche essere un processo naturale, semplicemente favorito da determinate dinamiche culturali. La perdita della disciplina deriva da trasformazioni più profonde: la perdita del rispetto di sé, la perdita di significato e di scopo, l’ossessione per il consumismo, il materialismo, la gratificazione immediata, la ricerca ossessiva della sicurezza e la paura della morte. Potrei continuare a lungo, come ho fatto nei centinaia di articoli che ho scritto finora.
Naturalmente tutto questo è reversibile. Tuttavia, poiché siamo continuamente spinti da forze esterne ad abbracciare queste tendenze disfunzionali, il superamento del problema è e resterà molto difficile. Non possiedo soluzioni miracolose. Posso soltanto ribadire ciò che ritengo fondamentale: tornare all’essenziale.
Dobbiamo allontanarci dall’ossessione per il materialismo e recuperare una visione più spirituale dell’esistenza, fondata sull’amore, sulla pace, sulla famiglia e sul rapporto con la natura. Dobbiamo coltivare il desiderio di trovare significato e scopo nelle nostre vite, riscoprendo l’arte, la creatività e l’impegno intellettuale. E soprattutto dobbiamo reimparare che la gratificazione immediata e la ricerca compulsiva del comfort fisico non possono occupare il primo posto nella nostra scala di valori.
Quanto a me, sto iniziando a fare progressi sul piano spirituale e intellettuale, ma la disciplina fisica rimane ancora un lavoro in corso. Alcuni giorni vinco la battaglia del marshmallow. Altri giorni mangio l’intero sacchetto.
Però almeno sono consapevole del gioco. E la consapevolezza è già metà della battaglia, no?
Adesso, se volete scusarmi, ho un abbonamento in palestra che probabilmente dovrei utilizzare… domani.

Todd Hayen, PhD, è uno psicoterapeuta iscritto all’albo che esercita a Toronto, Ontario, Canada. Ha conseguito un dottorato di ricerca in psicoterapia del profondo e un master in studi sulla coscienza. È specializzato in psicologia junghiana e archetipica. Todd scrive anche per il suo substack, che potete leggere qui.