Quando la paura comincia a cambiare campo

«Gli impanicati»

Arsenali impoveriti e timori occidentali riaccendono lo spettro di una possibile offensiva russa

Il Simplicissimus

Per anni l’Occidente ha evocato il rischio che la guerra in Ucraina potesse estendersi oltre i suoi confini. Ora, secondo Il Simplicissimus, quella preoccupazione assumerebbe un significato diverso: non tanto per nuove prove delle intenzioni russe, quanto per la crescente consapevolezza della vulnerabilità degli arsenali occidentali. Dalla missione a Mosca del direttore della CIA John Ratcliffe alle indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, l’autore legge nelle inquietudini di Washington il segnale di un cambiamento psicologico e strategico. Dopo Ucraina e Iran, la domanda diventa dunque provocatoria: chi teme davvero chi? (N.R.)


Grazie al Wall Street Journal e alle fonti dell’amministrazione di Washington si ha un’idea di quello che sarebbe andato a fare il capo della Cia, John Ratcliffe a Mosca, ovvero lanciare un avvertimento alla Russia affinché non attacchi i paesi della Nato. Alcuni esperti hanno ipotizzato che una nazione baltica debole come l’Estonia, che da tempo rilascia dichiarazioni provocatorie contro Mosca, potrebbe essere oggetto di un attacco limitato, ma questo viene detto senza alcuna prova: resta il fatto che, per anni, i funzionari occidentali hanno rilasciato dichiarazioni enfatiche sostenendo che la Russia volesse in qualche modo invadere o conquistare parti d’Europa al di fuori del territorio ucraino, ma finora non si è verificata alcuna azione di questo tipo, né vi è stata alcuna prova di tale intenzione. Ma la preoccupazione vera è che ciò possa avvenire ora, perché spiegano sempre i funzionari della Casa Bianca sentiti dal Wsj: “la carenza di munizioni occidentali essenziali, dovuta alle spese per la guerra con l’Iran, potrebbe influenzare le decisioni di Putin. Gli Stati Uniti hanno ridotto le proprie scorte di determinate armi a causa dei trasferimenti all’Ucraina dopo l’invasione russa del 2022, nonché a causa del conflitto con l’Iran”.

Basta grattare sotto la vernice del linguaggio del potere e leggere il sottotesto, per comprendere che la missione di Ratcliffe non era tanto di mettere in guardia la Russia, quanto quello di supplicare la medesima perché non esponga la Nato al dare spettacolo della propria debolezza. E non è tanto l’Estonia o qualche altro nano baltico ciò di cui si preoccupa la Casa Bianca, quando della stessa Ucraina che ormai viene sommersa dal fuoco russo e che con molta probabilità verrà esposta ad attacchi letali su tutti i fronti, della distruzione sistematica dei porti, in particolare quello di Odessa che priva il regime di Kiev di molta parte delle sue armi oltreché del suo export residuale. La Nato può fare ben poco per evitarlo, può cianciare quanto vuole, ma teme di essere messa di fronte alla sconfitta finale, mentre deve affrontare la sconfitta di fatto in Iran.

A Kherson, dove gli agenti dell’alleanza stavano assemblando droni e immagazzinando armi, ha abbandonato la chat. L’esplosione è stata di proporzioni immense. Sembra che sia stata ripresa al rallentatore, ma non lo è: si tratta solo dell’impressione dovuta alle dimensioni dell’esplosione. Tra qualche giorno l’Ucraina avrà i droni contati per le sue eroiche azioni contro gli autobus del Donbass. E questo che vediamo è ancora poco: un’altra e ancora più massiccia operazione di bombardamento di postazioni di comando, di centri produttivi ed energetici, si annuncia all’orizzonte. Il crepuscolo degli Dei si appresta a battere sulla porta della Casa Bianca, così come alle porte delle case imbiancate dei leader europei.

Riassumendo: le risorse della Cia e dei servizi segreti statunitensi sono state polverizzate nel Golfo Persico; le richieste di coinvolgimento di altri alleati cadono nel vuoto; la conclusione dell’ennesimo “Drang nach Osten” dell’Occidente, realizzato massacrando l’Ucraina, è imminente e Washington lo sa. Il panico si sta impadronendo delle [lite occidentali che lanciano patetici avvertimenti e fingono di avere in mano la situazione invece del classico pugno di mosche che gli rimane nel pugno. Così mandano emissari di lusso nella speranza che il pubblico, radicalmente ingannato da anni, lo prenda come un segnale di forza.

Redazione

 

 

Nota sulle immagini
Le immagini pubblicate a corredo dell’articolo sono state create con il contributo dell’intelligenza artificiale generativa e successivamente selezionate e curate dalla redazione di Inchiostronero.

 

 

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