In Italia il prestigio cambia spesso padrone, ma raramente cambia il cerimoniale.

«GLI INCULATI E GLI INCORONATI»

Dal Campidoglio alla Scala, tra riconoscimenti, anniversari e vecchie ribellioni diventate istituzione.

Redazione Inchiostronero

Wanna Marchi e Stefania Nobile premiate in una sala del Campidoglio. La CGIL che celebra i suoi 120 anni alla Scala, con Maurizio Landini sul palco e Sergio Mattarella in platea. Episodi diversi, certamente, ma accomunati da una stessa rappresentazione del nostro tempo: il prestigio delle istituzioni, dei luoghi e delle cerimonie sembra ormai capace di trasformare qualunque presenza in consacrazione. Tra riabilitazioni, simboli e paradossi, resta una domanda: chi viene davvero premiato, e chi continua invece a pagare il biglietto?


C’è qualcosa di profondamente italiano nella capacità di trasformare ogni paradosso in cerimonia ufficiale, possibilmente con velluti, stemmi, applausi e una sala prestigiosa sullo sfondo. L’ultima scena arriva dal Campidoglio, dove Wanna Marchi e la figlia Stefania Nobile hanno ricevuto, nella Sala della Protomoteca, il “Premio Internazionale della Cultura” per due loro libri. Il premio, va precisato, era privato e organizzato dalla casa editrice Edizioni Cento; il Campidoglio ha fornito la cornice, che forse è proprio la parte più interessante della faccenda.

Wanna Marchi non ha bisogno di presentazioni. È stata televenditrice, personaggio televisivo, protagonista di una delle vicende giudiziarie più note della televisione commerciale italiana. Stefania Nobile ne ha condiviso buona parte della parabola e delle conseguenze penali. Hanno scontato le loro condanne, ed è giusto ricordarlo: la pena, in uno Stato di diritto, non dovrebbe trasformarsi in una condanna perpetua all’esclusione sociale. Ma tra il diritto a ricominciare e l’essere celebrati sotto la parola “cultura” dentro una delle sale simboliche di Roma esiste forse qualche sfumatura che vale la pena notare.

Stefania Nobile, alle critiche, ha replicato sostenendo in sostanza che la cultura non è soltanto Pirandello o Michelangelo e rivendicando il riconoscimento ricevuto. Il consigliere capitolino Dario Nanni, che aveva richiesto la concessione della sala, ha invece dichiarato di non essere stato informato della presenza delle due donne tra i premiati e si è assunto la responsabilità dell’accaduto. È una di quelle meravigliose situazioni italiane nelle quali tutti erano presenti, tutto è accaduto regolarmente, ma alla fine nessuno sembra sapere esattamente come sia potuto accadere.

Mentre Roma distribuiva cultura, Milano distribuiva storia. La CGIL festeggiava i suoi 120 anni al Teatro alla Scala, con Maurizio Landini sul palco e Sergio Mattarella in platea. La presenza del Presidente della Repubblica è stata ufficialmente documentata dal Quirinale; la cerimonia ha alternato racconto storico, spettacolo, interventi artistici e il discorso del segretario generale.

Anche qui l’immagine merita qualche secondo di contemplazione. Il sindacato nato dalle Camere del lavoro, dagli scioperi, dalle fabbriche, dai braccianti e dalle lotte operaie festeggia il compleanno nel tempio della lirica italiana. Dal picchetto alla platea, dalla tuta blu al velluto rosso, dalla fabbrica alla Scala: centovent’anni di storia possono essere raccontati anche attraverso l’arredamento.

Non c’è naturalmente nulla di illegittimo. La CGIL è parte della storia repubblicana e la Scala non è proprietà privata dell’aristocrazia milanese. Ma resta una fotografia irresistibile del nostro tempo: chi nasceva per contestare il Palazzo prima o poi finisce per celebrarvisi dentro.

Così, nello stesso giro di calendario, abbiamo Wanna e Stefania consacrate culturalmente in Campidoglio e il sindacato dei lavoratori festeggiato alla Scala sotto gli occhi del Capo dello Stato.

Forse abbiamo finalmente capito come funziona l’Italia contemporanea.

Gli ultimi diventano primi, i contestatori diventano istituzione, gli irregolari diventano ospiti d’onore e chiunque, con abbastanza tempo e una sala sufficientemente prestigiosa, può ottenere la propria fotografia davanti al velluto.

Restano soltanto quelli fuori.

Che, come sempre, pagano il biglietto.

La Redazione

Nota
Il riferimento alla premiazione di Wanna Marchi e Stefania Nobile riguarda un’iniziativa privata ospitata nella Sala della Protomoteca del Campidoglio. Il Comune di Roma non ha organizzato né assegnato il riconoscimento. Il pezzo mette in relazione episodi differenti sul piano politico, istituzionale e giudiziario, utilizzandoli come spunto per una riflessione sul valore simbolico dei luoghi pubblici, delle cerimonie e delle forme contemporanee di legittimazione.

Riccardo Alberto Quattrini
Scrittore, saggista e autore del blog culturale Inchiostronero

Nota per le immagini

Le immagini pubblicate a corredo dell’articolo sono state create con il contributo dell’intelligenza artificiale generativa e successivamente selezionate e curate dalla redazione di Inchiostronero.

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