La nuova guerra comincia molto prima del campo di battaglia

«I droni con gli occhi a mandorla»

Produzione, componenti e terre rare: dietro il primato cinese nei droni emerge la dipendenza industriale degli Stati Uniti

Il Simplicissimus

La Cina domina la produzione mondiale di droni, ma per Il Simplicissimus il dato più significativo non è soltanto il numero degli apparecchi costruiti: è la distanza industriale che separerebbe Pechino dagli Stati Uniti. L’autore prende DJI come esempio di una capacità produttiva enormemente superiore a quella americana e sottolinea come una parte consistente della stessa domanda statunitense venga soddisfatta attraverso acquisti dalla Cina. Dietro i droni emerge così una questione strategica più ampia: terre rare, componentistica, filiere produttive e capacità industriale. Secondo l’articolo, gran parte dei componenti utilizzati anche negli assemblaggi occidentali proviene infatti dalla Cina. Un eventuale blocco delle esportazioni trasformerebbe quindi un primato commerciale in uno strumento geopolitico capace di incidere direttamente sugli equilibri militari e sull’eventuale confronto intorno a Taiwan. (N.R.)


Che la Cina sia il primo produttore al mondo di droni è una cosa risaputa, quasi scontata. Ma è il divario con il resto del mondo e con l’America che sta suscitando allarme a Washington. La sola Dji che produce droni poi variamente marchiati, produce 2,8 milioni di droni l’anno contro i 100 mila prodotti in Usa. In più, sempre la Dji, ha le potenzialità di produrne fino a 34 milioni l’anno. Che la cosa faccia paura al Pentagono lo si capisce dal fatto che i titoli dei siti americani che si occupano della cosa cercano in qualche modo di attenuare questa realtà facendo intendere che la sola Dji produce la stessa quantità di droni degli Usa, ma non è vero: ne produce 28 volte di più. Tanto che gli americani ne comprano in Cina circa 400 mila l’anno. Nel complesso, prendendo in esame anche altre aziende la produzione dell’ex celeste impero supera di 340 volte la produzione a stelle strisce. Un divario davvero impressionante, che tuttavia rimane tra le molte cose non dette di cui è tessuta la filigrana della nostra informazione.

Si ammette però che il quasi monopolio della Cina sulle terre rare, necessarie per queste realizzazioni, oltreché per qualsiasi altro velivolo o missile, è una questione di costi e/o di semplice assenza di industrie adeguate, fattori che rischiano di mantenere bassa la produzione americana per molti anni ancora. Naturalmente la stragrande maggioranza di questi droni sono per uso civile e professionale, ma il passaggio a modelli militari è abbastanza banale e di semplice realizzazione. Del resto già adesso le componenti di droni che vengono assemblati altrove sono di origine cinese per oltre il 90 per cento. Se solo Pechino decidesse di chiudere le esportazioni sarebbe un bel guaio per i guerrafondai nostrani. E probabilmente ciò accadrà inevitabilmente nel caso le guerre in corso dovessero estendersi per non parlare dell’allarme negli Usa per Taiwan che di certo verrebbe sommersa, anche se l’isola non ha alcuna intenzione (al contrario delle bizzarre e fantasiose narrazioni della propaganda occidentale) di farsi trascinare davvero in una guerra contro la Cina continentale che è di gran lunga il suo principale partner commerciale.

Redazione

 

 

Nota per le immagini

Le immagini pubblicate a corredo dell’articolo sono state create con il contributo dell’intelligenza artificiale generativa e successivamente selezionate e curate dalla redazione di Inchiostronero.

 

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