Quando l’austerità diventa una virtù per gli altri

Parata europea tra le vie d’Italia

«I neoazionisti vogliono che il gregge italiano riduca consumi e uscite di casa»

Meno energia, meno acquisti, meno vita sociale: Augusto Grandi porta all’estremo, con sarcasmo, la nuova ricetta dell’austerità

di Augusto Grandi

Consumare meno energia, spendere meno, uscire meno. Augusto Grandi prende di mira con sarcasmo il ritorno dell’austerità e ne esaspera le conseguenze fino a trasformarla nella caricatura di un Paese invitato a rassegnarsi. Nella sua lettura polemica, dietro l’appello alla riduzione dei consumi non ci sarebbe soltanto una risposta alla crisi energetica, ma una concezione nella quale sacrifici e rinunce vengono richiesti soprattutto ai cittadini. E se negozi, ristoranti e bar dovessero soffrirne? Arriveranno i turisti, ironizza l’autore, salvo poi eliminare uno dopo l’altro anche i potenziali salvatori stranieri. Il paradosso conclusivo completa il quadro: meno consumi significherebbero anche meno produzione, meno qualità della vita e forse meno aspettative. Tanto, sostiene provocatoriamente Grandi, il «gregge italiano» difficilmente protesterà (N.R.)


Gli sconti sul prezzo dei carburanti deciso da alcuni gruppi petroliferi? Sciocchezze. La riduzione delle bollette concesse da altri fornitori di energia? Inutili palliativi. L’unica vera soluzione è il ritorno dell’austerità. I consumi devono essere ridotti, a partire da quelli energetici. Ma è solo l’inizio. A rimpiangere i tempi belli delle domeniche a piedi e, ancor meglio, degli arresti domiciliari di massa per il Covid, è il presidente di una delle società di analisi e ricerca legate al mondo dei neoazionisti, dei riformisti.

Forse spaventati da ciò che sta succedendo in Francia, con la rivolta popolare contro le politiche di Macron e complici, i neoazionisti di casa nostra hanno pensato che sia meglio prevenire. Dunque per continuare a regalare soldi a Zelensky è meglio abituare gli italiani a non spendere, a restare in casa, a stare al buio. Sperando che il riscaldamento globale prosegua, evitando di sprecare soldi per il riscaldamento. E se il gregge non spende, può essere derubato dei risparmi che ne derivano.

Sì, è vero: ci sarebbero conseguenze per negozi, ristoranti, bar. Ma il settore turistico può sperare nell’arrivo degli stranieri. Che, secondo i riformisti, affolleranno sicuramente i bar ed i negozi di periferia di ogni città, attratti dalla bruttezza degli edifici. Bisogna credere agli analisti neoazionisti quando assicurano che i negozi di abbigliamento tradizionali saranno presi d’assalto 11 mesi all’anno da frotte di cinesi, russi (no, i russi no..), statunitensi, tedeschi (no, tedeschi forse no, c’è la crisi..), svizzeri, francesi (no, francesi proprio no, altra crisi..). Beh, insomma, qualcuno arriverà. Se no si chiude. Tanto ai neoazionisti non frega niente.

E poi le industrie avranno più da esportare, se il popolo bue non può più comprare. Tutt’al più si chiude. Si inquina meno e i consumi si riducono immediatamente. Anche la qualità della vita, e poi le aspettative di vita. E che problema c’è? Il gregge italiano non scende in piazza a protestare. Forse solo se la nazionale perde ancora. Forse.

Redazione Electo
Augusto Grandi

 

 

Nota per le immagini

Le immagini pubblicate a corredo dell’articolo sono state create con il contributo dell’intelligenza artificiale generativa e successivamente selezionate e curate dalla redazione di Inchiostronero.

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