Quando la deterrenza terrestre cerca rifugio nello spazio

«I satelliti, ultima risorsa (spuntata) dell’imperialismo»

Washington rivela capacità militari orbitali, ma per il Simplicissimus la minaccia rischia soltanto di accelerare la corsa alle armi spaziali

Il Simplicissimus

Il Pentagono rende pubblica l’esistenza di capacità di controllo spaziale in orbita e presenta la rivelazione come uno strumento di deterrenza. Il Simplicissimus la interpreta invece come il segnale di una difficoltà più profonda: il tentativo americano di recuperare prestigio militare dopo i danni che, secondo le fonti richiamate dall’autore, le forze statunitensi avrebbero subito in Medio Oriente. Ma portare apertamente la competizione militare nello spazio può produrre l’effetto opposto a quello desiderato. Russia e Cina dispongono già di capacità antisatellite e potrebbero sviluppare ulteriormente strumenti analoghi. La minaccia, dunque, non ristabilirebbe una superiorità incontrastata, ma aprirebbe un nuovo terreno di confronto. Per il Simplicissimus, il presunto asso nella manica rischia così di trasformarsi nel vaso di Pandora della militarizzazione dello spazio. (N.R.)


Il Pentagono, messo di fronte alla situazione penosa della campagna iraniana, ha pensato di poter aumentare la posta di una minaccia che non riesce più ad esercitare, rivelando un segreto di Pulcinella, ossia che gli Usa dispongono “di armi di controllo spaziale in orbita capaci di difendere le forze congiunte da azioni ostili da parte di un avversario”. Lo ha fatto il segretario dell’aeronautica Troy Meink durante una conferenza dell’Air & Space Forces Association nel Maryland, dicendo che questa rivelazione era “importante dal punto di vista della deterrenza”.  Cioè del ricatto. Chissà come mai queste armi non sono state ancora usate visto che lo stesso Pentagono ha esercitato una vera e propria censura riguardo ai danni reali subiti dalle forze americane a causa della reazione iraniana all’aggressione di Usrael. Ma evidentemente il vulnus al prestigio militare è stato tale che adesso, nel tentativo di ripristinarlo, si rivelano i dossier più top secret che del resto erano ben conosciuti.

In questi giorni un reportage della Cbs mostra nuove foto che rivelano per la prima volta i danni e la distruzione diffusa di edifici e veicoli in diverse postazioni statunitensi in Medio Oriente. Secondo quanto riportato, le foto sarebbero state inviate da militari statunitensi in assoluta segretezza e anonimato, dato che il Pentagono ha cercato di impedire la diffusione delle notizie da parte dei soldati, in una articolata operazione di insabbiamento e propaganda. Dal momento che il rapporto dell’ispettore generale del Pentagono, recentemente pubblicato, ha già affermato che “centinaia di edifici e strutture nelle basi statunitensi sono stati distrutti” in Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Iraq, Oman e Giordania” se ne può dedurre che i danni siano ancora più gravi di così. E che molti velivoli, depositi di carburanti e di armi siano stati messi fuori uso.

Il vaso di Pandora orbitale

Ad ogni buon conto Russia e Cina che peraltro si sono dotate già da tempo di missili anti satellite, hanno fatto sapere che percorreranno la stessa strada. Del resto distruggere la versione militare di Starlink, i satelliti di ricognizione statunitensi e altri strumenti simili non è difficile, non è nemmeno necessario lanciare armi nello spazio, bastano pochi missili che esplodano all’altezza giusta e i detriti che ne derivano accecheranno o distruggeranno i satelliti statunitensi. Dunque da una parte la minaccia non ha impaurito davvero nessuno, ma dall’altra ha aperto un vaso di Pandora che porterà alla militarizzazione dello spazio o meglio di quella parte appena oltre l’atmosfera che è l’unica davvero conquistata. Quindi ci troviamo nello stesso tempo di fronte a uno spauracchio che può essere facilmente contrastato e che non aumenta davvero la deterrenza americana, visto che poi gli altri si organizzeranno in senso analogo, sempre che già non l’abbiano fatto, cosa questa quasi certa, ma allo stesso tempo, ma anche a un fallimento dell’Occidente e dei suoi supposti valori.

Redazione

 

Nota per le immagini
Le immagini pubblicate a corredo dell’articolo sono state create con il contributo dell’intelligenza artificiale generativa e successivamente selezionate e curate dalla redazione di Inchiostronero.

 

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