Alla pompa di benzina arriva anche la geopolitica

Il «l puntino sulla “i” di diesel»
Raffinerie russe, guerra all’Iran e prezzi alla pompa: dietro la scarsità di diesel si combatte anche una battaglia politica
Il Simplicissimus
Perché il diesel scarseggia e soprattutto perché costa sempre di più? Il Simplicissimus torna sulla questione contestando la spiegazione che attribuisce un ruolo decisivo agli attacchi ucraini contro le raffinerie russe. Secondo l’autore, il problema principale va cercato altrove: nella guerra contro l’Iran, nella distruzione di capacità di raffinazione in Medio Oriente e nelle conseguenze prodotte sul mercato americano. In questa lettura, anche Donald Trump tenterebbe di spostare sull’Ucraina la responsabilità della crisi, mentre Washington continuerebbe a muoversi fra il fronte ucraino e quello mediorientale senza una coerente strategia d’uscita. Ma oltre le dichiarazioni politiche rimane un dato molto più concreto per il cittadino: il prezzo che compare sul distributore quando arriva il momento di fare rifornimento. (N.R.)
Qualche giorno fa me l’ero presa con Travaglio il quale sembrava accreditare la tesi secondo la quale la scarsità di diesel era da attribuire agli attacchi ucraini alle raffinerie russe, elemento del tutto marginale nella questione, dimenticando la guerra all’Iran e alla distruzione di molti impianti di raffinazione in Medio Oriente che esportavano in un’America che non si era dotata di una capacità di raffinazione diesel all’altezza dei suoi consumi. Pensavo che una fosse una tesi furba da un colpo alla botte e una al cerchio, ma a quanto pare è anche la tesi di Trump che ora accusa l’Ucraina per la scarsità di carburante cercando di far dimenticare agli americani che la sostanza delle scarsità e della levitazione dei prezzi sta proprio nell’aggressione all’Iran e alle sue conseguenze.
Qualche drone caduto sulle raffinerie russe ha danneggiato alcuni impianti, ma ciò non toglie che il greggio prenda la strada dell’India e della Cina in sempre maggiore quantità e venga trasformato lì in carburante diesel. Dunque la questione è che le azioni della Nato fatte passare sotto il capitolo ucraino possono portare qualche danno alla capacità di raffinazione russa, ma ciò non ha relazione con l’offerta mondiale. Tuttavia the Donald se ne è uscito con l’ennesima quanto patetica bugia: “la carenza non è opera del Medio Oriente”. Che in sostanza vuol dire non è colpa mia. Tra l’altro c’è da dire che il greggio russo viene prodotto in aree inaccessibili al terrorismo Nato via droni: Siberia, Artico, Shakalin, Urali. E come se ciò non bastasse le esportazioni di diesel già raffinato ammontano a meno dello 0,5% del totale mondiale. ci troviamo di fronte ad un irresponsabile che cerca di allontanare le proprie responsabilità in vista delle elezioni di novembre.

Ma il fatto sostanziale è che la Casa Bianaca non ha alcuna strategia per prendere le distanze dall’Ucraina o dai disastri creati in Medio Oriente: si limita a saltabeccare da un fronte all’altro senza alcuna strategia di uscita realistica. E infatti mentre sembra prendersela con Zelensky è lui a fornire gran parte della logistica per creare una situazione che “danneggia il mondo”. Non so davvero quante persone sotto ipnosi siano in grado di vedere questa esplicita contraddizione e l’inconsistenza di questi giochi di parole. Ma una cosa è certa: se politicamente a Trump potrebbe far gioco essere il comandante in capo mentre vengono depositate le schede elettorali, di contro ogni cittadino che si ferma alla pompa comincia a pagare il carburante un terzo abbondante in più, spesso il doppio di quanto non lo pagasse prima dell’avventura iraniana. E questo fatto concreto vale più dei valzer di parole.
