Quando i piccoli Stati giocano con una grande guerra

«Il ruggito del coniglio»

Dalle minacce estoni alla Russia, Marcigliano legge nelle tensioni baltiche il rischio di una provocazione dalle conseguenze incontrollabili

di Andrea Marcigliano

 

Può un piccolo Paese diventare l’innesco di un conflitto molto più grande di lui? Andrea Marcigliano parte dalle dichiarazioni attribuite al ministro della Difesa estone e dal divario evidente tra Estonia e Russia per costruire l’immagine del «ruggito del coniglio». Ma l’ironia iniziale lascia presto spazio a una lettura assai più inquietante. Secondo l’autore, dietro l’atteggiamento dei Paesi baltici non vi sarebbe soltanto imprudenza: essi svolgerebbero il ruolo di avanguardia di una strategia volta a provocare Mosca e trascinarla verso uno scontro aperto con Unione Europea e NATO. Sullo sfondo rimane il pericolo estremo: quando potenze nucleari vengono spinte verso il confronto diretto, quanto può durare il gioco prima che nessuno riesca più a controllarlo? (N.R.)


Il Ministro della difesa estone – per amor di precisione si chiama Martin Heren, cosa in verità trascurabilissima – fa la voce grossa. E minaccia Mosca.

Minaccia di infliggere una, decisiva, sconfitta militare alla Russia. Con le possenti forze della “sua” Estonia.

Ovvero un paese di meno di 1.300.000 abitanti, dei quali per altro circa il 25 % dovrebbe (dati ufficiali non esistono) essere russo o di gruppo slavo affine. E, in quanto tale, è stato, molto democraticamente, privato di ogni diritto.

Basterebbe questo per muoverci al riso.

Anche perché Mosca ha risposto con un’alzata di spalle. E Lavrov ha tranquillamente detto che, se volesse, la Russia annienterebbe l’Estonia al massimo in un paio di giorni.

Solo che non vuole, e non ha voluto… almeno per ora.

Però ci sarebbe da chiedersi, dopo aver riso, cosa si celi dietro questa follia in salsa estone. Che cosa significhi realmente questo “ruggito del coniglio”.

Perché è ovvio che dietro le intemperanze demenziali di un nanetto, vi è ben altro.

E soprattutto vi sono…altri.

I Paesi Baltici, e soprattutto la piccolissima e trascurabile Estonia, stanno assolvendo ad un ruolo di provocatori nei confronti della Russia.

Per spingerla ad un passo che la porterebbe apertamente in guerra con la UE e, soprattutto, con la NATO.

Cosa che il Cremlino ha cercato sino ad ora di evitare in ogni modo.

Per carità, non per pacifismo od altre carabattole. Piuttosto per realismo politico.

Effetto domino verso la catastrofe nucleare

Un conflitto europeo, o peggio ancora mondiale, non potrebbe non degenerare rapidamente. Portando ad una guerra devastante. Facilmente con l’uso del nucleare.

Con la conseguenza di non avere, alla fine, nè vincitori nè vinti. Solo distruzione.

Questione di semplice buon senso, a veder bene.

Buon senso che, tuttavia, sembra totalmente mancare alle, autoproclamate e decadenti, élite europee.

Che sembrano cercare la guerra e la distruzione come topi dietro al Pifferaio Magico.

E così le risibili dichiarazioni di un Ministro Estone del nulla, assumono ben altra sfumatura.

Ci lasciano capire come questi stiano agendo per provocare un conflitto globale.

Come i nani baltici siano, a tutti gli effetti, un’avanguardia.

L’avanguardia, purtroppo, di Armageddon.

Redazione Electo
Andrea Marcigliano

 

 

Riflessione di Inchiostronero

Marcigliano si domanda che cosa possa esserci dietro il «ruggito del coniglio»: perché un piccolo Paese baltico dovrebbe alzare tanto il tono nei confronti di una potenza nucleare come la Russia? La sua risposta è che dietro quelle parole potrebbero esserci interessi e strategie assai più grandi dell’Estonia stessa.

La domanda ci ha ricordato qualcosa.

Pochi giorni fa, pubblicando su Inchiostronero La guerra, unica igiene del globalismo, avevamo incontrato un passaggio che oggi acquista inevitabilmente una luce diversa. Il giornalista ucraino Dmytro Gordon annunciava pubblicamente di essere a conoscenza di qualcosa che sarebbe dovuto accadere «entro una settimana o al massimo due», qualcosa coperto — parole sue — dal «segreto militare» e capace di dare «le ali alla nazione».

Che cosa intendesse Gordon non lo sappiamo. E soprattutto non sappiamo se le sue parole abbiano alcun rapporto con ciò di cui scrive oggi Marcigliano. Stabilire un collegamento causale senza prove significherebbe trasformare una coincidenza in una conclusione.

Ma le due cose possono essere messe una accanto all’altra.

Da una parte cresce la tensione sul fianco orientale della NATO; dall’altra un giornalista ucraino afferma di conoscere in anticipo un imminente evento militare capace di restituire speranza al suo Paese. In mezzo rimane una domanda.

Non sappiamo che cosa accadrà. Ma se davvero accadrà qualcosa, forse sarà utile ricordare che qualcuno aveva annunciato pubblicamente di sapere che stava per accadere.

Inchiostronero 👿

Nota per le immagini

Le immagini pubblicate a corredo dell’articolo sono state create con il contributo dell’intelligenza artificiale generativa e successivamente selezionate e curate dalla redazione di Inchiostronero.

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