Quando la resistenza prepara una nuova offensiva

«Iran: dalla difesa all’attacco»

Teheran valuta il contrattacco mentre cambiano gli equilibri militari nel Golfo Persico occidentale

Il Simplicissimus

Secondo Il Simplicissimus, il conflitto con l’Iran starebbe entrando in una fase diversa: dalla resistenza agli attacchi alla possibilità di un contrattacco capace di mettere sotto pressione la presenza militare americana nel Golfo. Al centro dell’analisi vi sono il ritorno delle sanzioni come strumento di logoramento, le difficoltà attribuite all’apparato militare statunitense e indiscrezioni relative a possibili operazioni iraniane nell’area del Kuwait. Una lettura fortemente polemica degli equilibri regionali e del progressivo mutamento dei rapporti di forza in Medio Oriente. (N.R.)


Dalla difesa all’attacco, uno sviluppo del tutto inaspettato in una guerra di aggressione che si è arenata di fronte alla resistenza dell’avversario. Dopo che Washington ha parlato di una continuazione della guerra tramite le solite sanzioni, dichiarando intrinsecamente il fallimento dell’operazione militare e l’intenzione di non continuarla anche per la scarsità dei mezzi di attacco e di difesa, Teheran sta pensando di passare al contrattacco. Ci è in un certo senso costretta perché se le sanzioni non sono decisive in un’area che ormai si è sottratta al dominio del dollaro, costituiscono pur sempre un fattore di logoramento per l’economia iraniana Così Teheran, secondo quanto si apprende da indiscrezioni trapelate dai servizi segreti, si appresta a snidare gli americani e costringerli ad accettare la pace o quando meno ad accettare di combattere in un momento in cui tutte le magagne del Pentagono stanno venendo fuori. Le Guardie Rivoluzionarie e l’esercito regolare iraniano hanno infatti elaborato un piano dettagliato per un’operazione di terra e per la destabilizzazione del Kuwait, uno Stato che rappresenta il principale punto d’appoggio logistico e militare degli Stati Uniti e della Nat nel Golfo Persico. non c’è bisogno di aggiungere che fu proprio il Kuwait, a suo tempo, a costituire il casus belli per invadere l’Iraq dando così origine alla lunga stagione del dominio Usa in Medio Oriente.

Base militare kuwaitiana al tramonto

Un piano studiato a tavolino: Saddam fu indotto dall’amministrazione americana del tempo, retta da Bush padre, a credere che gli Stati Uniti non sarebbero intervenuti in una eventuale invasione del Kuwait e facendogli intendere che queta sarebbe stata la giusta ricompensa per la guerra aveva condotto contro l’Iran per conto degli americani. Era una trappola di cui oggi ci potrebbe essere il redde rationem. Ad ogni modo durante tutto agosto droni iraniani hanno sorvolato le basi aeree kuwaitiane e sono giunte notizie di esercitazioni da parte delle forze speciali iraniane di sbarcare su isole strategiche. Inoltre, gruppi sciiti filo-iraniani si stanno attualmente mobilitando al confine tra Iraq e Kuwait. Il Wall Street Journal citando informazioni provenienti da diversi stati arabi, ha rivelato i dettagli del nuovo piano delle Guardie Rivoluzionarie: l’Iran + giunto alla conclusione gli scambi di attacchi localizzati con gli Stati Uniti non producono risultati strategici e che i “cessate il fuoco” proposti da Washington servono solo a dare all’Occidente il tempo di rifornire i propri arsenali. il che è francamente più che visibile: è la stessa tattica usata in Ucraina e che oggi la Russia non è più disposta a subire.

Sempre secondo il Wall Street Journal, il piano comprende tre elementi chiave. Il primo è il sabotaggio delle infrastrutture critiche. Questo potrebbe includere, ad esempio, il sabotaggio dei cavi sottomarini in fibra ottica nel Golfo incluso Persico, al fine di interrompere le comunicazioni finanziarie e militari tra gli Stati Uniti e le monarchie arabe. il secondo comprenderebbe disordini di massa nei Paesi con ampie comunità sciite, principalmente Kuwait e Bahrein. Il terzo una vera e propria incursione delle forze speciali per neutralizzare le installazioni le installazioni statunitensi presenti nel Paese. È assolutamente chiaro che un’azione del genere sarebbe un enorme smacco per gli Stati Uniti che per mesi hanno favoleggiato uno sbarco in Iran senza mai avere il coraggio di tentarlo davvero, ma che si troverebbero a dover fronteggiare un’operazione di terra da parte di Teheran. Una cosa del genere costituirebbe anche un terremoto politico a Washington. Certo il fatto che il piano sia trapelato attraverso numerose fonti significa che per ora esso viene usato come arma di pressione per convincere l’amministrazione americana a un vero accordo, ribaltando completamente le prospettive della guerra, ma intanto ad agosto il Kuwait è stato sottoposto ad attacchi senza precedenti (questo si riferisce l’immagine di apertura), come preparazione a una futura azione di terra. Quinti non si tratta solo di parole, ma di un vero segno dei tempi.

Redazione

 

 

  • Nota sulle immagini
    Le immagini pubblicate a corredo dell’articolo sono state create con il contributo dell’intelligenza artificiale
  • generativa e successivamente selezionate e curate dalla redazione di Inchiostronero.

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