Quando una lobby arriva nel cuore del potere american

«Israele al Pentagono»

Dall’AIPAC alle dichiarazioni di Lawrence Wilkerson, l’autore ricostruisce una controversa trama d’influenze israeliane ai vertici della politica americana

Il Simplicissimus

Quanto può spingersi lontano l’influenza di una lobby sulla politica estera di una superpotenza? Il Simplicissimus parte da una registrazione attribuita a Eliot Brandt, dirigente dell’AIPAC, che secondo l’autore documenterebbe la capacità dell’organizzazione filo-israeliana di esercitare pressioni su figure centrali dell’amministrazione statunitense. Da qui il racconto torna al Pentagono del 2002 e alle dichiarazioni dell’ex capo di gabinetto di Colin Powell, Lawrence Wilkerson, secondo cui uomini del Mossad avrebbero avuto un accesso eccezionalmente libero agli uffici di Douglas Feith e Paul Wolfowitz. Due vicende distanti nel tempo vengono così collegate in una tesi più ampia: quanto incidono interessi e gruppi di pressione sulle decisioni strategiche degli Stati Uniti e, soprattutto, chi finisce davvero per orientarle? (N.R.)


Si è sempre parlato in questi anni e soprattutto dopo la presidenza Trump, della potenza della lobby israeliana a Washington, delle possibilità di ricatto di Netanyahu sulla Casa Bianca, senza che però ci fosse qualche prova circostanziata e non semplicemente indiziaria di tutto questo, qualcosa insomma che non potesse essere tout court attribuito a una teoria del complotto. Adesso però qualcosa è involontariamente saltato fuori: Eliot Brandt, massimo dirigente dell’Aipac, ovvero dell’American Israel Public Affairs Committee, è stato registrato mentre, in una conversazione telefonica, si è vantato di come la potente lobby filo-israeliana manipoli figure chiave nella cerchia ristretta di Donald Trump in materia di sicurezza nazionale, spingendole verso un’altra costosa e impopolare guerra in Medio Oriente per conto di Israele. Brandt nomina nello specifico il senatore Marco Rubio, l’ex capo dell’intelligence John Ratcliffe e il deputato Mike Waltz, già sorpreso in passato a brigare in favore di Israele.

La registrazione potete trovarla qui, ma le parole del capo dell’Aipac coincidono in modo inquietante con precedenti rivelazioni di fonti interne di alto livello che da tempo mettono in guardia contro l’influenza israeliana nel cuore delle strutture di potere statunitensi. Tra le testimonianze più significative c’è quella del colonnello Lawrence Wilkerson, ex capo di gabinetto del segretario di Stato Colin Powell, che ha raccontato la sua esperienza diretta all’interno del Pentagono nel periodo precedente alla guerra in Iraq:

Controllo privilegiato al checkpoint militare

Secondo sempre Wilkerson, persino Donald Rumsfeld, allora Segretario alla Difesa, scherzò in modo con Powell:

La presenza di agenti dei servizi segreti stranieri che si muovono liberamente all’interno del Dipartimento della Difesa, senza autorizzazione, supervisione o responsabilità, solleva interrogativi che i media mainstream si sono sempre rifiutati di porre, tanto è vero che la notizia già nota a fine giugno, non è stata minimamente presa in considerazione. Ora, con il capo dell’Aipac colto in flagrante mentre si vantava di aver manipolato legislatori e strateghi militari come Rubio e Ratcliffe, emerge un filo conduttore chiaro, dai corridoi del Pentagono alle redazioni delle emittenti televisive via cavo: la macchina bellica americana pare se non guidata, quanto meno orientata da interessi lontanissimi da quelli dell’America. Del resto il sistema lobbistico, in tutte le sue manifestazioni ed espressioni, è ormai la spina dorsale della governance in Occidente, quindi non deve stupire esso finisce per prevaricare e superare certi limiti.

Redazione

 

 

Nota per le immagini

Le immagini pubblicate a corredo dell’articolo sono state create con il contributo dell’intelligenza artificiale generativa e successivamente selezionate e curate dalla redazione di Inchiostronero.

 

 

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