Quando la geopolitica diventa un mercato rionale

«La furbata del governo ortofrutticolo»
Tra Kiev, tecnologia e ricostruzione, l’Italia cerca il proprio posto nel dopoguerra ucraino
Il Simplicissimus
Una nomina diventa il punto di partenza per una lettura corrosiva della politica italiana verso l’Ucraina. Il Simplicissimus interpreta l’ingresso dell’ex ministro ucraino Mykhailo Fedorov nell’orbita della Difesa italiana come una mossa rivolta non soltanto al presente del conflitto, ma soprattutto agli interessi economici, tecnologici e militari che potrebbero accompagnarne il futuro. Dietro i rapporti con le grandi aziende digitali e l’industria dei droni, secondo l’autore, ci sarebbe la speranza italiana di conquistare uno spazio nella futura ricostruzione del Paese. Una strategia che, nella sua lettura, tenta contemporaneamente di guardare oltre Zelensky e di mantenere saldamente l’Italia nel campo occidentale contrapposto alla Russia. (N.R.)
Il nostro governo a prevalenza ortofrutticola essendo formato da meloni, carciofi e mele col baco, ha fatto la sua grande furbata: il ministro della difesa Crosetto, è partito per la tangente (cosa poi non sorprendente) nominando consigliere speciale, l’ex ministro della difesa ucraino Mykhailo Fedorov, fresco di licenziamento da parte di Zelensky, per uno scopo – quello di accedere alle entrature del personaggio con Starlink, PayPal, Google, Palantir, insomma con chi si occupa di droni – e l’illusione che ciò consentirà all’Italia di avere un posto al sole nella cosiddetta ricostruzione dell’Ucraina e la sua futura trasformazione in una fabbrica di armi a cielo aperto. Si sa che molti vedono in Fedorov il probabile successore del duce ucraino, perciò si punta sul sicuro, confermando contestualmente lo stato di ostilità del nostro Paese con la Russia e nello stesso tempo prendendo le distanze dal tragicomico sniffatore di Kiev.

Mossa apparentemente astuta se tutto questo non appartenesse al passato: Mosca è ben consapevole che la risoluzione dei problemi per i quali si è vista costretta a varare l’operazione speciale, non sarebbero per nulla risolti una volta riconquistato tutto il territorio del Donbass per poi arrivare a una qualche forma di pace che gli occidentali interpreterebbero come tregua temporanea. La Russia si prenderà, anzi si riprenderà gran parte dell’Ucraina, che è in definitiva è un vasto territorio raccogliticcio e messo assieme per ragioni meramente occasionali prima da Stalin e poi da Kruscev ma in gran parte russofono come abbiamo visto ieri : il nome stesso indica un vago “terra di confine”. Ma non si tratta solo di questioni territoriali: questa entità proclamatasi indipendente nel 1991 – e non è difficile immagine sotto la spinta di quali forze esterne – da allora ha perso oltre la metà degli abitanti, trasferitisi in gran parte in Russia o in maniera decisamente minore in Europa occidentale. L’apparato industriale e minerario era già in gran parte concentrato proprio nel Donbass e ora le fabbriche rimaste sono distrutte, insieme agli impianti energetici e da qualche settimana Mosca non ha più remore a colpire gli impianti militari posti nella città, come quello distrutto a Kiev dove erano stoccati i missili Flamingo e i Patriot appena arrivati. Anche lo sbocco al mare è impedito da un’ordalia di fuoco che sta distruggendo i porti e le navi che vi si avvicinano. La partita è persa, ma ciò che proprio gli occidentali non vogliono capire è che il ritorno di gran parte del territorio sotto la Russia, non è un’indebita conquista, bensì un ritorno a una configurazione storica ovvia: l’Ucraina propriamente detta non è che un piccolo Paese all’estremo ovest dei suoi confini e ciò che ha acquisito nei decenni del secolo scorso anni per ragioni del tutto distanti da una qualche identità nazionale, si sta sgretolando.
In più è stata cinicamente manipolata dalle potenze occidentali, che per scopo si sono servite del revanscismo fascista, con il risultato finale di essere stata ridotta a uno stato fallimentare e miserabile che sopravvive unicamente grazie ai miliardi di dollari dei contribuenti che l’Unione Europea e la Gran Bretagna continuano a elargire al regime di Kiev. È un guscio carbonizzato che le potenze occidentali hanno dato alle fiamme e che alla fine getteranno via quando i loro sordidi giochi saranno finiti. Non ci sarà proprio nulla da ricostruire e salvare. Ciò non di meno gli Europei, soprattutto la Gran Bretagna e la Germania, ma come abbiamo visto anche l’Italia, insistono fino all’estremo limite nella loro resistenza alla realtà delle cose, con il concreto rischio di un conflitto nucleare. Lo fanno perché si tratta di milieu politici i cui destini sono ormai intrecciati a quelli dell’Ucraina: una pace imposta o addirittura una capitolazione significherebbero anche la fine di tutti i governi in Europa e la relativa distruzione dell’Unione europea. È per questo che da Bruxelles si sta cercando di anticipare la creazione di una vera e propria federazione che sarebbe formata da Germania, Francia, Italia, Spagna, Olanda e Polonia: pochi Paesi per far presto, prima che tutto crolli.

Nota sulle immagini
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