Quando un’egemonia declina senza essere sostituita

«La guerra culturale che non c’è stata»
Il progressismo arretra, ma la cultura conservatrice non riesce ancora a sostituirne l’egemonia
di Marcello Veneziani
La sinistra progressista sembra aver esaurito la propria spinta culturale, ma la destra conservatrice non è riuscita a costruire un’alternativa capace di prenderne il posto. Partendo da una riflessione di Alain de Benoist, Marcello Veneziani analizza una «guerra culturale» più proclamata che combattuta: il vecchio sistema perde vitalità e idee, mentre il nuovo non riesce a produrre un’egemonia, una classe intellettuale e una visione del mondo realmente alternative. (N.R.)
La sinistra progressista ha perso, la destra conservatrice non ha vinto. Ha ragione Alain de Benoist a riassumere così l’esito della presunta “guerra culturale”. Mi pare impeccabile la sintesi che fa il pensatore francese in uno scritto apparso su Diorama letterario di questo mese, in cui riprende anche la polemica che ebbi lo scorso inverno col governo Meloni e i suoi emissari. Dice de Benoist e io sottoscrivo, anche perché lo scrivo da tempo: “L’avversario non è stato battuto, è crollato da solo. Ma non per questo ha perso il potere. Gli intellettuali della classe dominante non hanno più niente da dire, si accontentano di ripetere gli stessi mantra, ma sono sempre loro a dare il tono. Il progressismo è morto, la teoria del genere e il wokismo ne sono solo le auto di scorta, ma sono sempre al centro dell’attenzione. I rari focolai intellettuali non hanno più alcuna presa sugli eventi. I grandi autori, i “maîtres à penser della gioventù” che un tempo facevano autorità sono morti senza essere sostituiti. Restano qua e là un certo numero di talenti, che però continuano a essere ostracizzati, confinati ai margini”. Aggiunge poi che tutte le forze politiche sono nello stadio della decomposizione e nessuno contesta seriamente il controllo dell’ideologia dominante sul mondo della cultura e aggiungerei sulla mentalità prevalente, chiamata mainstream.
Poi il teorico di quella che un tempo fu definita la Nouvelle Droite si sofferma sul fallimento dell’onda populista e sulla sua deriva liberal-conservatrice, che in realtà è una furba adesione al potere sovrastante e ai suoi canoni: in cambio conserva la permanenza al potere. De Benoist ritiene che si possa uscire dal sistema adottando una posizione di rottura con un programma rivoluzionario e conservatore al tempo stesso ma non cita esempi al riguardo. Condivido anche la soluzione, come sa chi mi legge da tempo; ma la condivido ormai solo in teoria, sul piano dei principi e delle raccomandazioni, del dover essere, senza
