Quando l’indignazione perde il senso delle proporzioni

«La minigonna»

Tra guerre, politica estera e polemiche sul linguaggio, Mora mette sotto accusa le priorità della nostra indignazione pubblica

di Martino Mora

Che cosa riesce ancora a scandalizzare davvero la nostra società? Martino Mora parte dalle posizioni di Antonio Tajani sulla Russia, sul Venezuela e sull’Iran per costruire un confronto volutamente provocatorio: decisioni e dichiarazioni che, secondo l’autore, riguardano guerre, bombardamenti e perfino il rischio di un conflitto più vasto suscitano reazioni limitate; basta invece una battuta sulle donne in minigonna perché esploda la polemica. Da questa sproporzione Mora allarga il bersaglio al femminismo contemporaneo, al politicamente corretto e alle battaglie identitarie, accusandoli di avere alterato la gerarchia dell’indignazione pubblica. La minigonna diventa così soltanto il pretesto per una domanda più ampia: siamo ancora capaci di distinguere ciò che ci offende da ciò che può realmente danneggiarci? (N.R.)


Il femminismo ha davvero superato ogni limite.

Antonio Tajani è un pessimo ministro degli Esteri. Non passa giorno, quasi, in cui non lanci provocazioni contro la Russia, che ricordiamolo bene (si è ormai perso il senso della realtà) è una potenza nucleare che potrebbe incenerirci in cinque minuti.  Ma va tutto bene, e quasi nessuno si indigna.

Lo stesso Tajani ha giustificato vergognosamente il rapimento gangsteristico del presidente del Venezuela, e sostenuto l’aggressione a suon di bombe al fiero popolo iraniano da parte di Usa e Israele (qui non ci sono più “un aggressore e un aggredito”?). Ma va tutto bene. Nessuno si indigna.

Ma quando a Tajani scappa una battuta sulle donne in minigonna, allora apriti cielo. Le peripatetiche incarognite del femminismo urlante –sempre sostenute dal circo mediatico politicamente corretto – fanno il diavolo a quattro. E lo tesso Tajani, che lo spaccone lo sa fa solo contro russi e iraniani, chiede scusa “alle donne”, intendendo le femministe. E già scambiare le peripatetiche, invelenite femministe per vere donne è un errore madornale.

Quindi che dire? Il dibattito pubblico è completamente drogato dagli isterismi del femminismo (anche di destra), dell’antirazzismo ideologico, dell’omosessualismo, del dirittismo, del gender, e da tutte le idiozie sovversive partorite dalla plutocrazia anglofona.

Siamo ormai una civilizzazione ridicola, idiota, grottesca, schiava di tutte le mode ideologiche più deleterie. Anche le quote rosa vi hanno dato un bel contributo.
Se i nostri governanti ci portano alla guerra mondiale, nessun problema. Ma se tocchi la minigonna, si scatena l’inferno. Siamo divenuti folli.

Ci sarebbe parecchio da ridere, se non ci fosse da piangere.

Forse l’estinzione ce la meritiamo davvero.

Martino Mora

 

Fonte: Martino Mora

 

Postilla di Inchiostronero

A Tajani si può certamente rimproverare una battuta infelice sulle donne. Lo ha riconosciuto lui stesso chiedendo scusa. Ma proprio la sproporzione delle reazioni finisce per dare forza alla provocazione di Mora.

Il problema non è stabilire quanti centimetri debba essere lunga una gonna. Il problema è che Antonio Tajani non è un commentatore televisivo: è il ministro degli Esteri della Repubblica italiana. Le sue parole sulla Russia, sull’Iran, sulle guerre e sul ruolo dell’Italia nelle crisi internazionali possono avere un peso infinitamente maggiore di una maldestra considerazione sulle donne da sposare.

Eppure la gonna produce titoli, fotografie, proteste parlamentari e indignazione immediata. La politica estera, molto meno.

Forse allora la domanda non riguarda neppure Tajani. Riguarda noi.

Quando un ministro parla di una minigonna discutiamo per giorni. Quando parla di guerra, abbiamo ancora la stessa attenzione?

Nota per le immagini

Le immagini pubblicate a corredo dell’articolo sono state create con il contributo dell’intelligenza artificiale generativa e successivamente selezionate e curate dalla redazione di Inchiostronero.

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