Una guerra che cambia ancora volto

«La Russia affila le armi»

Mosca intensifica la pressione mentre Kiev affronta crescenti difficoltà militari e logistiche strategiche

Il Simplicissimus

Le operazioni russe stanno imprimendo una nuova accelerazione al conflitto ucraino. Gli attacchi alle infrastrutture portuali e logistiche colpiscono non soltanto i rifornimenti militari di Kiev, ma anche le sue possibilità di accesso al mare e di esportazione, mentre l’indebolimento della difesa antiaerea espone sempre più profondamente le strutture militari e produttive ucraine. Sul campo emerge inoltre un elemento decisivo: la capacità russa di adattare tecnologie, guerra elettronica e tattiche operative alle armi occidentali, riducendone progressivamente l’efficacia. Un’evoluzione militare che contrasta con il racconto dominante dei media occidentali e mostra una guerra assai diversa da quella rappresentata per anni all’opinione pubblica. (N.R.)


Le ultime operazioni russe stanno isolando l’Ucraina dal mare e dunque non soltanto dai rifornimenti militari (proprio nei giorni scorsi è stata affondata la più grande nave che si occupa di questo traffico, il cargo tedesco Emil capace di 175 mila tonnellate di carico), ma anche dalle possibilità di commerciare i prodotti agricoli che sono il 90 per cento dell’export del regime di Zelensky. Naturalmente in tutta l’informazione occidentale, che per la sua qualità dovrebbe essere stampata su rotoli, tace su questi eventi, parlando generalmente di attacco di droni, senza accennare alle conseguenze, il che mostra a che punto di assurdità è arrivata la narrazione.  Contemporaneamente il regime di Kiev ha esaurito i missili contraerei e quindi è sempre più esposto alla distruzione radicale delle proprie strutture militari e di produzione bellica. Tutto questo è stato reso possibile dal fatto che i sistemi militari russi, al contrario di quelli occidentali, hanno subito una costante evoluzione che hanno reso il divario sul campo sempre più ampio. Tanto per fare un esempio i lanciatori Himars capaci di far partire 6 missili Atacams, si dimostrarono molto efficaci nell’autunno del 2022 durante la conquista di Kherson, ma poco dopo la ricognizione russa, la guerra elettronica e le tattiche adattate ne neutralizzarono in gran parte il vantaggio, rendendoli di fatto inutili. Così via via è accaduto per tutte le armi, compresi i droni e i mezzi anti drone.

I primi 16 satelliti Rassvet del sistema russo analogo a Starlink hanno raggiunto l’orbita: centinaia di altri sono in arrivo.

 

 

 

 

 

 

 

Questo senza parlare dell’implementazioni di un sistema satellitare analogo a quello di Starlink, anche se parecchio più vasto, il Rassvet che è stato implementato in tempi record, molto più brevi di ciò che pensavano i responsabili della Nato: secondo il capo dell’intelligence ucraina, Skibitskyi, entro questo autunno dovrebbe comprendere una costellazione di 292 satelliti, 40 in più dei 250 inizialmente preventivati. Ciò permetterà di avere una copertura totale del segnale 24 ore su 24, 7 giorni su 7, sull’Ucraina, oltre che, ovviamente, sull’Europa e sul Mar Nero. Lo schema si ripete: l’Occidente ha fornito sistemi altamente avanzati, i russi li hanno analizzati, hanno adattato la propria guerra elettronica, hanno messo a punto le tattiche e le contromisure, annullando il vantaggio. Che si tratti di artiglieria di precisione, missili da crociera, droni la curva di apprendimento della Russia si sta rivelando molto più ripida del previsto.

Ma ora ci sono altre interessanti novità in campo, illustrate dall’immagine di apertura: è stato messo a punto e già provato sui campi di battaglia, in particolare quello di Dobropillia, nei pressi di Pokrovsk, un sistema di protezione dei carri armati dai droni, battezzato Arena M. Si tratta di sistema di protezione attiva che rileva le minacce in arrivo tramite radar e le distrugge con cariche a frammentazione direzionali prima che raggiungano il carro armato. Originariamente progettato contro missili anticarro guidati come il Javelin e l’Nlaw, è stato ulteriormente sviluppato per contrastare anche i droni Fpv. Montato sui T72 e sui T90 può distruggere dai 15 ai 20 droni prima di esaurire le protezioni, anche se ovviamente non sarà difficile aumentare il munizionamento, Questo sviluppo è particolarmente interessante perché  la sua messa a punto fa pensare che i russi si stiano preparando a sfondare da qualche parte il fronte potendo contare su una buona probabilità di sopravvivenza dei loro carri armati durante l’operazione, cosa che ridarebbe un ruolo di primo piano all’assalto corazzato, consentendo così di circondare in poco tempo territori molto più vasti. La situazione al fronte è ormai tale che un successo in questo senso potrebbe far collassare l’esercito ucraino in cui rifornimenti sono drasticamente diminuiti.

Redazione

 

 

 

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