Petrolio, scienza, potere e interessi economici globali

Paesaggio industriale con petrolio e fossili

«La teoria politica del petrolio fossile»

La teoria fossile del petrolio tra scienza, scarsità, interessi economici e costruzione del consenso

Il Simplicissimus

L’origine fossile del petrolio è davvero una certezza scientifica oppure una teoria divenuta dominante anche grazie a precisi interessi economici? Il Simplicissimus ripercorre una controversia che attraversa oltre un secolo di storia, mettendo in discussione l’idea degli idrocarburi come risorsa necessariamente finita e richiamando le teorie alternative sviluppate soprattutto dalla ricerca russa e da studiosi come Thomas Gold. Dalla costruzione della scarsità al ruolo dei grandi interessi petroliferi, fino all’attuale crisi di Hormuz, il petrolio emerge non soltanto come fonte energetica, ma come questione scientifica, economica e politica. (N.R.)


Oggi che è passato Ferragosto in un clima di follia, permettetemi di affrontare un problema che da circa un secolo e mezzo serpeggia dentro false certezze ed è quanto mai attuale, sia per la situazione di Hormuz che crea una carenza, sia per i metodi di alterazione della scienza che magari alla fine dell’Ottocento avevano un carattere di eccezionalità, mentre oggi sono moneta corrente. Mi riferisco alla teoria classica, insegnata nelle scuole e nelle università, la quale afferma che il petrolio e il gas naturale hanno avuto origine da organismi marini morti (plancton, alghe) che si sono trasformati in idrocarburi nel corso di milioni di anni sotto pressione e calore nelle rocce sedimentarie. Combustibili fossili: il nome dice tutto. Finiti, non rinnovabili, limitati. La vittoria di questa ipotesi fu dovuta in parte ai sostanziosi contributi che vennero dai petrolieri americani, in testa la famiglia Rockefeller, per scopi fin troppo ovvi: fare dell’oro nero una risorsa molto limitata e in quanto tale suscettibile di prezzi più alti. Del resto non era difficile: bastava creare un parallelo con il carbone, derivato dagli organismi vegetali, sempre nelle condizioni di enorme pressione e calore, e il gioco era fatto, semplicemente perché era mentalmente più semplice Non è un caso che tale teoria sia stata contrastata soprattutto da scienziati al di fuori del cono d’ombra occidentale e in particolare russi, anche se con qualche eccezione, per esempio Thomas Gold della Cornell University.

Con l’espressione «combustibili fossili» si indicano tradizionalmente carbone, petrolio e gas naturale, ritenuti prodotti dalla trasformazione di materia organica nel corso di milioni di anni. È proprio questa origine, considerata acquisita dalla teoria dominante, che l’articolo invita a rimettere in discussione.

Eppure tutte le evidenze di cui disponiamo sembrano contrastare con l’ipotesi biologica: prima di tutto il fatto che molti satelliti  dei pianeti esterni gassosi siano pieni di metano e idrocarburi senza aver mai ospitato alcun organismo planctonico, Ma poi le perforazioni profonde nella roccia cristallina del basamento, come in Svezia ( Siljan Ring ) o in Vietnam ( campo White Tiger ), hanno permesso di estrarre petrolio commercialmente sfruttabile da profondità in cui non era mai esistita roccia sedimentaria con materiale organico. Inoltre esistono fenomeni di rigenerazione dei giacimenti ritenuti esauriti (come Eugene Island 330 nel Golfo del Messico), in tempi assolutamente troppo brevi per essere spiegati da processi biogenici. Cosa che peraltro sta accadendo anche in numerose altre località, comprese quelle del Medio Oriente: idrocarburi di origine non biologica migrano verso l’alto attraverso fratture e fessure profonde, si accumulano in depositi e lo fanno in modo continuo. A questo si deve aggiungere che la stabilità termodinamica del metano (CH₄) alle temperature e pressioni del mantello è nota da tempo. Gli idrocarburi non sono una coincidenza esotica nelle condizioni del mantello superiore, ma piuttosto ciò che la fisica prevede.

Ci sono dunque tutte le premesse quanto meno perché la teoria cosiddetta abiogenica, possa avere uno spazio che al contrario non ha, visto che essa non è discussa, ma semplicemente messa a tacere: il fatto è che nel contesto dell’impero occidentale l’ipotesi biologica presenta oggi numerosi punti di forza che vanno al di là di quella economica della scarsità. Se infatti la teoria abiogenica dovesse prevalere – come la produzione petrolifera russa e vietnamita hanno dimostrato per decenni – allora diverse strutture cognitive perderebbero simultaneamente la loro legittimità:

  • Gli allarmisti climatici non potevano più definire la CO2 un “peccato fossile”
  • La transizione energetica non sarebbe più una necessità, ma una scelta politica
  • L’Opec e le multinazionali petrolifere occidentali perderebbero le loro rendite di posizione dovute alla carenza futura

Insomma la teoria biogenica crea una narrazione di crisi profonda che fa apparire inevitabili le ingegnerie sociali messe in campo dalle oligarchie, monopolizza il potere di interpretare gli eventi e garantisce i privilegi di coloro che traggono profitto dallo status quo. L’ipotesi abiogenica non è stata smentita, ma sono stati fatti molti tentativi per sopprimerla. E questi tentativi hanno motivazioni che non hanno nulla a che vedere con la scienza, ma tutto a che fare con il potere.

Redazione

 

 

 

 

 

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