L’agricoltura europea entra in una crisi profonda

«La Ue non ha il pollice verde: in vista disastro alimentare»
Raccolti in calo e costi crescenti espongono l’Europa a nuove dipendenze alimentari globali
Il Simplicissimus
Il sistema agricolo europeo mostra segnali di crescente fragilità. Al calo dei raccolti e all’aumento dei costi di produzione si sommano le conseguenze delle politiche comunitarie, delle sanzioni contro la Russia e delle tensioni geopolitiche internazionali. Il rischio è che l’Unione Europea passi progressivamente da esportatrice a importatrice netta di prodotti alimentari, con ripercussioni sui prezzi, sulla sicurezza alimentare e soprattutto sulle fasce sociali economicamente più vulnerabili. (N.R.)
Prepariamoci ad un’impennata dei prezzi degli alimentari con tutto quello che ne consegue: a partire da quest’anno infatti l‘Ue subirà gravi perdite di raccolto, in parte dovute a cause interne, che probabilmente la trasformeranno da esportatrice a importatrice netta di prodotti alimentari. Ciò comporterà non soltanto nuove difficoltà per i ceti popolari, in un momento in cui tutto il denaro che rimane viene buttato in armi e in propositi di guerra, ma anche un aumento della fame del mondo. La guerra di aggressione occidentale contro l’Iran è stata infatti la goccia che fa traboccare un vaso già pieno fatto di ideologismi assurdi che puntano a deprimere l’agricoltura e l’allevamento ufficialmente come fattori negativo per il clima. Rinuncio fin da subito ad esaminare le sciocchezze e le idiozie che vengono dette in questo campo diventato ormai uno spazio aperto per credenze esoteriche da una parte e sfacciate speculazioni dall’altra. Naturalmente tutto questo verrà presentato come il risultato di una presunta siccità, ma in realtà la crisi della produzione alimentare europea ha molte più cause, molte delle quali sono imputabili alla stessa Ue perché oltre alla politica agricola pesantemente ideologizzata ci sono anche le sanzioni contro la Russia, che hanno avuto molteplici conseguenze, danneggiando un sistema produttivo già al limite.
Nel 2022/2023 i prezzi dei fertilizzanti avevano raggiunto livelli record, per poi stabilizzarsi su un livello più elevato, ma comunque più contenuto. L’aumento dei prezzi era ed è dovuto al fatto che Russia e Bielorussia sono i principali produttori mondiali di fertilizzanti chiave e che i loro prodotti sono stati oggetto di sanzioni da parte dell’Ue, con conseguenti carenze all’interno dell’Unione. Questo, naturalmente, si traduce in un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e, di conseguenza, in un incremento della fame in altre parti del mondo, poiché non tutti possono permettersi i prezzi più alti. A tutto ciò si aggiunge la crisi del gas, poiché esso è un componente cruciale nella produzione di fertilizzanti. A causa dell’impennata dei prezzi del gas nell’Ue a partire dal 2021, la produzione di fertilizzanti all’interno dell’Unione è diventata non redditizia. Questi fertilizzanti sono ora scarsi anche in Europa. Tuttavia, poiché la domanda è elevata, le sanzioni non hanno danneggiato la Russia, bensì hanno colpito principalmente i paesi più poveri, che non possono permettersi i nuovi prezzi.
Per fornire qualche dato le stime di Coceral, l’associazione dei commercianti di cereali europei, il raccolto totale di cereali nell’Ue e nel Regno Unito nel 2026 dovrebbe raggiungere i 295,5 milioni di tonnellate, 15,8 milioni di tonnellate in meno rispetto all’anno precedente. Le perdite dirette per gli agricoltori sono già stimate in 2,1 miliardi di euro. E questo è solo l’inizio. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) aveva previsto un raccolto di grano nell’Unione di 136,2 milioni di tonnellate a giugno. Tuttavia, l’ondata di caldo di luglio ha vanificato queste previsioni: gli esperti del settore prevedono un raccolto di grano significativamente inferiore alla media ad agosto, che non raggiungerà la soglia psicologicamente importante dei 120 milioni di tonnellate. Il che vuol dire che non ci saranno surplus. La stessa cosa si può dire anche per lo zucchero o per l’olio di oliva che avrà come conseguenza un aumento dal 12 al 20 per i consumatori. Quasi nessun settore rimarrà al riparo, compreso quello dei mangimi animali che farà esplodere i prezzi della carne e quelli del settore lattiero caseario che, stando ai dati della Fao, è già oltre i massimi storici.
Ora con la crisi medio orientale, da dove proviene un notevole quantità di materie prime necessarie per i fertilizzanti, Urea in primo piano, le carenze si accentuano oltre il limite di resilienza (questa è una delle poche occasioni in cui questa parola ha senso) del sistema, anche se gli effetti di questo ulteriore taglio si vedranno nel 2027. In altre parole, invece di esportare cibo (anche verso i paesi minacciati dalla fame), l’Ue stessa acquisterà cibo sui mercati mondiali per garantire l’approvvigionamento all’interno dell’Europa. Ciò avverrà a scapito dei paesi più poveri, dove la fame continuerà ad aumentare e avrà come conseguenza nuove ondate migratorie,
