Quando l’escalation diventa una possibile via di fuga

«La zattera dei disperati»

Dall’11 settembre alla crisi con l’Iran, il Simplicissimus interroga la tentazione di trasformare la sconfitta in escalation

Il Simplicissimus

L’11 settembre come spartiacque della storia contemporanea. Il Simplicissimus parte dai dubbi che continua a nutrire sulla ricostruzione ufficiale degli attentati per soffermarsi soprattutto sulle loro conseguenze: la guerra al terrorismo, sostiene l’autore, avrebbe contribuito a rendere accettabile una progressiva erosione delle libertà in nome della sicurezza. Da quel precedente il ragionamento arriva al presente. Trump e Netanyahu vengono descritti come leader alle prese con una situazione estremamente difficile dopo lo scontro con l’Iran; secondo le ipotesi richiamate nell’articolo, proprio questa condizione potrebbe alimentare la tentazione di ricorrere a un nuovo evento traumatico capace di modificare radicalmente il quadro politico e militare. Il Simplicissimus riferisce scenari estremi, dall’assassinio di Trump attribuito a Teheran fino all’ipotesi di una bomba sporca falsamente presentata come iraniana, che potrebbe trascinare il conflitto verso un’escalation nucleare. (N.R.)


Siamo nei dintorni dell’11 settembre, una tragedia della quale non sappiamo ancora nulla e su cui esiste solo un rapporto ufficiale incredibile fino all’idiozia e una domanda di verità inappagata. Per esempio dovremmo credere che Osama Bin Laden avesse coordinato gli attacchi, mentre era in ospedale a Rawalpindi sotto la sorveglianza dei servizi pakistani e americani. Non starò qui a riassumere i vari misteri di questa vicenda perché c’è gente molto più esperta di me nel disvelare gli inganni. Ma su una cosa non credo che possano esserci dubbi: la distruzione delle torri, chiunque l’abbia attuata, è servita a dare inizio all’evo contemporaneo, determinando tutti i futuri sviluppi sia geopolitici che politici e ha avuto un ruolo centrale in quella perdita di democrazia di cui siamo tutti vittime: la presunta difesa da un terrorismo evanescente e sospetto ha cominciato ad erodere le libertà e soprattutto a far credere che tale erosione fosse per il nostro bene.

Proprio perché la strage dell’11 settembre è stata così utile, il cacio sui maccheroni del globalismo, alcuni analisti ipotizzano che Trump e Netanyahu possano essere tentati di ricorrere a quest’arma piscologica per superare il momento disperato che stanno attraversando. Netanyahu è ora sotto accusa perché una documentazione precisa e scandalosa, presentata in un libro di uno scrittore israeliano, lo accusa di avere saputo molto in anticipo dell’attacco preparato da Hamas e di essere persino stato avvisato settimane prima che si stava preparando l’azione, ma ha preferito non far nulla per avere poi una scusa per massacrare Gazaedare l’avvio al grande gioco contro la Cisgiordania, il Libano e l’Iran. Trump dal canto suo se la deve vedere con la catastrofica sconfitta contro Teheran che – al di là delle conseguenze rispetto alle elezioni di medio termine – lo consegna alla storia come l’unico presidente americano ad aver perso una guerra. Anzi per la verità il secondo, dopo James Monroe che perse il conflitto anglo – americano e tuttavia fu il primo a formulare la dottrina che prende il suo nome, secondo la quale gli Usa avrebbero dovuto governare di fatto l’intero continente americano. E in effetti questo misto di sconfitta e di aggressività ricorda vicino proprio Trump con le sue sparate, purtroppo tutt’altro che innocue su Canada, Messico, Venezuela, Cuba, Groenlandia.

Ad ogni modo gli Stati Uniti si trovano di fronte a una scelta: arrendersi all’Iran e limitare i danni al proprio impero, oppure innescare un’escalation verso una distruzione apocalittica. Arrendersi rivendicando la vittoria è chiaramente l’opzione migliore dal punto di vista statunitense. Al contrario Israele che evidentemente ha un grande ascendente sulla Casa Bianca, ha un disperato bisogno che la guerra continui fino alle estreme conseguenze perché altrimenti si troverebbero con un Iran molto più forte di prima e un Medio Oriente non più disposto a firmare patti di Abramo o di Esaù con le sue lenticchie. Non solo sarebbe la fine del sogno della Grande Israele, ma probabilmente anche della piccola Israele. Alcuni analisti pensano che per trascinare gli Usa in una lotta per la vita con l’Iran l’ideale sarebbe uccidere Trump e dare la colpa all’Iran. Potrebbero farlo benissimo se già non l’hanno fatto, come parecchi storici suppongono in relazione all’assassinio di Kennedy. Ma forse questo non sarebbe l’ideale, visto che il successore, Vance parrebbe assai meno disposto a fare il cagnolino di Netanyahu.

Così l’ipotesi di far denotare una bomba sporca “iraniana” da qualche parte dell’impero occidentale, possibilmente in Europa, sarebbe in qualche modo l’idea vincente per trasformare il conflitto da convenzionale in nucleare con tutti i rischi connessi. Ma muoia Sansone con tutti i filistei fa parte della tradizione biblica, anche se i filistei sono proprio loro.

 

Redazione

 

 

Nota per le immagini

Le immagini pubblicate a corredo dell’articolo sono state create con il contributo dell’intelligenza artificiale generativa e successivamente selezionate e curate dalla redazione di Inchiostronero.

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