Le figure retoriche sono i gesti invisibili del linguaggio: piegano le parole, ne moltiplicano il senso, danno voce all’emozione e alla memoria. Capirle significa scoprire la trama segreta del pensare e del dire.

L’ARTE DELLA PAROLA
Viaggio tra le figure retoriche che hanno dato forma al pensiero e alla poesia
Redazione Inchiostronero
Richiamo alla premessa generale
Per l’introduzione alla rubrica e la spiegazione generale delle figure retoriche, vedi l’episodio 1: “La Metafora”.
In questa nuova uscita continuiamo il nostro viaggio nel linguaggio, esplorando un’altra delle figure fondamentali: la Similitudine.
La Similitudine
Definizione
La similitudine è la figura che mette a confronto due elementi mediante un nesso esplicito — spesso introdotto da come, simile a, quale, sembra, pare, ricorda.
A differenza della metafora, che fonde i termini, la similitudine mantiene il legame di paragone: mostra una somiglianza, non un’identità.
È una figura antichissima, già viva nella poesia omerica e nella Bibbia, capace di dare forza all’immagine e chiarezza al pensiero.
Esempi letterari
- Omero, Iliade:
«Come le foglie che la terra nutre in primavera,
così una generazione di uomini cresce e un’altra svanisce.»
– La similitudine stabilisce un legame naturale tra il ciclo umano e quello vegetale. - Dante Alighieri, Inferno, V, 82-84:
«Come i gru van cantando lor lai,
faccendo in aer di sé lunga riga,
così vid’io venir… quelle ombre portate dalla ventata.»
– Il moto delle anime è paragonato al volo degli uccelli migratori. - Giacomo Leopardi, La ginestra:
«Come può tanto il cor dell’uomo, e l’alma ardita?»
– La similitudine diventa domanda, confronto tra l’umano e l’immenso. - Eugenio Montale, Spesso il male di vivere ho incontrato:
«Come un rivo strozzato che gorgoglia.»
– La similitudine visualizza il dolore come un ostacolo nel fluire della vita.
Riflessione
La similitudine è il pensiero analogico allo stato puro: mostra, non impone.
Se la metafora è un atto di creazione, la similitudine è un gesto di rivelazione: ci fa vedere come le cose si assomigliano, senza confonderle.
È un ponte tra la realtà e l’immaginazione, tra la chiarezza e la poesia.
Come scrisse Aristotele nella Poetica:
«Il saper scorgere il simile nelle cose diverse è segno d’ingegno poetico.»
Bibliografia e fonti
- Aristotele, Poetica, a cura di C. Gallavotti, Laterza.
- Dante Alighieri, Divina Commedia, vari commenti.
- G. Leopardi, Canti, Edizione Garzanti.
- E. Montale, Ossi di seppia, Mondadori.
- G. Genette, Figure III, Einaudi.
