Tecnologia, guerra e responsabilità

«L’intelligenza artificiale perde la sua prima guerra»

Quando gli algoritmi entrano nel campo di battaglia, l’errore non è solo tecnico: diventa umano, politico e morale.

Il Simplicissimus

L’attacco che ha colpito una scuola a Minab, nei pressi dello stretto di Hormuz, solleva una domanda inquietante: cosa accade quando le decisioni militari si basano su sistemi di intelligenza artificiale alimentati da dati incompleti o obsoleti? Secondo ricostruzioni giornalistiche, il bombardamento potrebbe essere stato determinato da un’analisi automatizzata di immagini satellitari risalenti a anni precedenti, quando l’edificio era parte di una base delle Guardie Rivoluzionarie iraniane. Ma nel frattempo la struttura era stata trasformata in una scuola. Il caso apre un interrogativo più ampio: l’intelligenza artificiale, presentata come strumento di precisione e superiorità tecnologica, può davvero sostituire il giudizio umano nelle situazioni più estreme? Oppure rischia di trasformare l’errore in una tragedia su scala maggiore, quando i dati non vengono aggiornati o interpretati con prudenza? In questo senso, la vicenda di Minab appare come il primo segnale di una contraddizione profonda: la guerra automatizzata promette efficienza, ma rivela tutta la fragilità delle macchine quando vengono chiamate a decidere sulla vita umana. (N.R.)


Perché nel primo giorno dell’attacco è stata colpita una scuola di Minab, vicino allo stretto di Hormuz? Secondo il New York Times, che ha attribuito la strage di 165 bambine alle forze Usa e non a quelle israeliane, si tratta di un tragico errore di mira. O meglio di qualcosa che va attribuito all’intelligenza artificiale. Secondo le immagini satellitari del 2013 esaminate dal Times, la scuola un tempo faceva parte della base navale delle Guardie Rivoluzionarie, ma a settembre 2016, come mostrano le immagini satellitari, lo stesso edificio era stato isolato e non era più collegato alla base. L’attacco alla scuola si basava insomma su informazioni obsolete e qualsiasi analisi delle immagini satellitari scattate dopo il 2013 avrebbe mostrato che l’edificio era stato trasformato in una scuola.

Come è potuto accadere? Facciamo un passo indietro: da tempo il sistema intelligente Maven dell’esercito, sviluppato dalla Palantir, sta generando informazioni da una quantità sorprendente di dati classificati provenienti da satelliti e da altri sistemi, contribuendo a fornire obiettivi in tempo reale e a stabilire le priorità di questi per le operazioni militari in Iran. Nel sistema è integrato lo strumento di intelligenza artificiale “Claude “di Anthropic, una tecnologia che la scorsa settimana è stata vietata dal Pentagono dopo accese negoziazioni sui termini del suo utilizzo in guerra. Nell’ultimo anno, i pianificatori militari hanno visto Claude, in abbinamento a Maven, trasformarsi in uno strumento di uso quotidiano nella maggior parte delle forze armate Usa e Nato ed è stato utilizzato anche per la pianificazione di un potenziale attacco in Iran: proprio questo sistema ha suggerito centinaia di obiettivi, ha fornito coordinate di posizione e ha assegnato la priorità a tali obiettivi in base all’importanza. Ma è incorso in molti errori, tra cui quello tragico Minab. Senza dire che esso è poco efficace, anzi disutile nel caso di batterie che si spostano in continuazione: così l’attacco iniziale ha completamente fallito l’obiettivo di inibire il contrattacco iraniano.

Dall’inizio della guerra, Israele e Usa hanno bombardato 13 ospedali in Iran. E sono almeno 330 mila gli sfollati in tutto il Medio Oriente

Insomma, ci si è fidati ciecamente dell’IA e i risultati sono stati disastrosi. Paul Scharre, vicepresidente esecutivo del Center for a New American Security, ha detto: “Il cambiamento di paradigma fondamentale è che l’IA consente all’esercito statunitense di sviluppare sistemi di puntamento alla velocità di una macchina, anziché a quella di un essere umano. Gli svantaggi sono però che l’intelligenza artificiale sbaglia … Abbiamo bisogno che gli esseri umani controllino l’output dell’intelligenza artificiale generativa quando la posta in gioco è la vita o la morte”. Così gli attacchi statunitensi e israeliani hanno colpito a casaccio distruggendo anche almeno 13 ospedali in Iran, presi di mira dal sistema Maven – Claude che oggi il Pentagono mette in discussione. In effetti i sistemi di intelligenza artificiale basati su modelli linguistici di grandi dimensioni, sono intrinsecamente inaffidabili. I loro algoritmi garantiscono la produzione di errori, la cui percentuale aumenta con la dimensione dei modelli stessi. Lo si può vedere chiaramente esaminando Open Ai: il primo modulo sbagliava il 16% delle risposte, il terzo, molto più allargato del 33%, mentre il quarto il 48%. Insomma i modelli “più intelligenti” stanno in realtà peggiorando nel dare risposte corrette e di questo forse possiamo accorgercene anche noi.

Redazione

 

 

 

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