Quando la realtà diventa un problema di percezione

«L’ITALIA STA BENISSIMO. SIETE VOI CHE STATE MALE»

Sallemi, Speranzon e Malan raccontano il Paese delle meraviglie. Agli italiani resta soltanto il fastidio di viverne un altro

Redazione Inchiostronero

Nota redazionale

Questo articolo nasce da una provocazione di Ala.de.granha., pubblicata su Electomagazine con il titolo «I famigli di sora Giorgia si impegnano a far sentire stupidi gli italiani. Una grande idea?». Da quella domanda Inchiostronero ha preso le mosse per costruire una satira autonoma sul rapporto fra racconto televisivo, propaganda politica e vita quotidiana: perché, quando ciò che vediamo sullo schermo non coincide più con ciò che troviamo nel portafoglio, resta sempre un’ultima possibilità. Dare torto al portafoglio.


C’è qualcosa di profondamente rassicurante nella televisione italiana: qualunque cosa vi stia accadendo, prima o poi arriverà qualcuno a spiegarvi che avete capito male.

Non riuscite ad arrivare alla fine del mese? Percezione. La spesa costa troppo? Sensazione. L’affitto vi mangia mezzo stipendio? Scelta abitativa poco lungimirante. Avete rinunciato alle vacanze? Evidentemente preferite trascorrere agosto sul balcone. La bolletta è aumentata? Probabilmente avete commesso l’imprudenza di consumare energia elettrica.

La realtà, insomma, presenta ancora parecchi difetti.

Fortunatamente esiste la televisione.

L’idea ce l’ha suggerita un pezzo di Ala.de.granha., che osservava come certi esponenti politici, andando in TV a raccontare un’Italia più ricca, meglio occupata e meno oppressa dalle bollette, rischino di produrre uno straordinario effetto psicologico: milioni di italiani, confrontando ciò che ascoltano con ciò che vivono, potrebbero convincersi di essere gli unici sfigati rimasti nella penisola.

È una possibilità affascinante.

Immaginate Adone, impiegato, moglie, due figli, mutuo, automobile del 2012 che emette rumori ormai classificabili come richieste d’aiuto.

Adone torna a casa, apre il frigorifero. Dentro trova mezzo limone, tre uova, una confezione di yogurt prossima alla maggiore età e un pezzetto di parmigiano custodito dalla famiglia come riserva aurea.

Accende la televisione.

Compare Sallemi.

Sorridente, rassicurante, perfettamente inserita nello studio televisivo dove tutto è luminoso e nessuno sembra aver mai ricevuto una bolletta, spiega che gli italiani stanno meglio.

Adone guarda il frigorifero.

Poi guarda Sallemi.

Poi di nuovo il frigorifero.

È il primo momento della rieducazione.

Perché un uomo ingenuo potrebbe pensare che la televisione stia raccontando una realtà diversa dalla sua. Un cittadino maturo, invece, deve porsi la domanda corretta:

«Che cosa sto sbagliando?»

Forse il parmigiano.

Alle 20:07 arriva Speranzon.

I dati sull’occupazione sono positivi. Il lavoro c’è. L’Italia produce. L’Italia cresce. L’Italia riparte. In realtà l’Italia riparte con una frequenza tale che resta misterioso dove continui ad andare, ma non sottilizziamo.

Adone pensa alla figlia.

Ventotto anni, laureata, tre contratti in quattro anni, due stage, una collaborazione, una partita IVA suggerita con quella delicatezza con cui un tempo si suggeriva l’esilio.

Guadagna 1.100 euro.

Speranzon però appare tranquillo.

E questo conta.

Un uomo che parla tranquillo davanti a una telecamera deve sapere qualcosa che voi ignorate. Altrimenti sarebbe agitato come voi.

Adone chiama la figlia.

«Hai controllato bene lo stipendio?»

«Papà, certo che l’ho controllato.»

«Perché in televisione dicono che il lavoro va bene.»

Silenzio.

«Papà, cambia canale.»

Ecco l’errore delle nuove generazioni: cambiano canale invece di cambiare realtà.

Alle 20:18 compare Malan.

A questo punto Adone è pronto.

Non ascolta più per sapere come va l’Italia. Ascolta per scoprire perché l’Italia che va benissimo continui ostinatamente a non passare da casa sua.

Sul tavolo ci sono due bollette, la rata del mutuo e il preventivo del dentista.

Malan parla.

Adone osserva il preventivo.

Malan continua.

Adone comincia a sospettare del dentista.

Forse appartiene all’opposizione.

La moglie intanto torna dal supermercato con due borse che pesano la metà di quelle dell’anno precedente e costano il doppio.

«Ottantasei euro.»

Adone la guarda severamente.

«Impossibile.»

«Ho lo scontrino.»

«Sarà uno scontrino populista.»

Qui la televisione compie il suo capolavoro.

Perché la propaganda più raffinata non deve necessariamente convincervi che siete ricchi. Sarebbe difficile. Il conto corrente potrebbe avanzare obiezioni.

È sufficiente convincervi che la vostra difficoltà sia un’anomalia individuale.

L’economia va bene, ma voi avete scelto il lavoro sbagliato.

I salari crescono, ma il vostro no.

L’inflazione rallenta, dunque non importa se i prezzi raggiunti durante l’inflazione precedente sono ancora lì ad aspettarvi.

Gli affitti sono sostenibili, purché abbiate avuto l’accortezza di ereditare un appartamento.

Le vacanze sono accessibili: basta scegliere una località economica, possibilmente il corridoio di casa.

Mangiare sano costa poco, soprattutto eliminando dalla dieta carne, pesce, frutta, verdura e tutto ciò che viene venduto a peso.

Quanto alla sanità, il sistema funziona perfettamente se avete la buona educazione di non ammalarvi.

Ma il vero laboratorio della nuova realtà nazionale non è neppure il telegiornale.

È il talk show.

Lì avviene il miracolo della transustanziazione televisiva: il fatto diventa opinione, l’opinione diventa percezione e la percezione, opportunamente trattata, può essere dichiarata sbagliata.

Arriva un cittadino e dice:

«Con il mio stipendio non riesco più a vivere.»

Errore.

Quello non è un fatto. È la sua esperienza.

Subito interviene l’esperto con grafico.

«Bisogna distinguere fra percezione e dato reale.»

Il cittadino resta perplesso. Fino a cinque minuti prima pensava che non avere soldi fosse una condizione economica. Scopre invece di essere affetto da errata percezione patrimoniale.

A quel punto il conduttore può rivolgersi alla telecamera:

«Dunque, come abbiamo visto, la situazione è più complessa.»

Questa frase è fondamentale.

Quando sentite dire che la situazione è più complessa, generalmente significa che qualcuno ha appena raccontato una cosa molto semplice che sarebbe stato preferibile non raccontasse.

Il cittadino torna a casa senza soldi come prima, ma con un vantaggio: adesso sa di avere torto.

È nata così una nuova disciplina economica: la macroeconomia domestica televisiva.

Secondo questa scienza, se cento persone non riescono ad arrivare alla fine del mese abbiamo un problema statistico. Se un milione non ci riesce abbiamo un problema di comunicazione. Se dieci milioni non ci riescono bisogna organizzare immediatamente un talk show per spiegare loro che stanno meglio.

Ed ecco tornare i nostri tre.

Sallemi potrebbe diventare ministra della Percezione.

Speranzon, sottosegretario alla Serenità Obbligatoria.

Malan, naturalmente, presidente dell’Istituto Nazionale per la Misurazione della Felicità Altrui.

Ogni sera entrerebbero nelle case per aggiornare gli italiani sui progressi compiuti a loro insaputa.

«Buonasera. Oggi siete diventati più ricchi dello 0,7 per cento.»

«Ma mi hanno licenziato.»

«Non interrompa la statistica.»

«Non riesco a pagare l’affitto.»

«Caso particolare.»

«La pensione di mia madre non basta per la badante.»

«Non faccia propaganda.»

«Ho pagato centoventi euro di spesa.»

«Ha conservato lo scontrino?»

«Sì.»

«Lo distrugga. Vedrà che starà subito meglio.»

Il sistema sarebbe perfetto.

Potremmo persino istituire un Servizio Nazionale di Assistenza alla Realtà, con un numero verde per i cittadini colpiti da improvvisi attacchi di esperienza personale.

«Pronto? Ho appena pagato 1.200 euro per un bilocale.»

«Si calmi. Respiri lentamente.»

«Ma guadagno 1.600 euro.»

«Non faccia calcoli senza la presenza di un esperto.»

«Mi restano quattrocento euro.»

«Lei sta manifestando sintomi evidenti di pessimismo.»

A quel punto partirebbe una musichetta rassicurante, seguita dalla voce registrata di uno dei tre:

«L’Italia cresce. Rimanga in linea finché non ci crede.»

Il problema, però, non sono soltanto quelli dentro il televisore.

Sono anche quelli seduti davanti.

Perché nessuna propaganda potrebbe sopravvivere ventiquattr’ore senza quella meravigliosa facoltà umana che permette di considerare sospetta la propria esperienza e autorevole qualunque sciocchezza purché pronunciata sotto una buona illuminazione.

Lo schermo possiede ancora un’antica magia.

Se il vicino di casa vi dice che siete ricchi, gli chiedete se ha bevuto.

Se lo dice un uomo in giacca davanti a una telecamera, aspettate almeno il grafico.

E quando compare il grafico siete perduti.

Una linea sale.

Non sapete cosa rappresenti, da dove parta, che cosa misuri né perché sia verde.

Ma sale.

E se sale significa che qualcosa va bene.

Alle 20:30 Adone spegne finalmente il televisore.

Guarda la moglie.

Guarda le bollette.

Guarda il frigorifero.

Guarda il preventivo del dentista.

Poi si avvicina alla finestra. Nel palazzo di fronte una famiglia ha spento alcune luci per risparmiare. Al piano di sotto un pensionato aspetta una visita specialistica. Sua figlia gli ha appena scritto che questo mese non riuscirà a mettere nulla da parte.

Adone torna in salotto.

Per un attimo sembra sul punto di capire.

Poi vede Biondo sul divano, immobile davanti allo schermo nero.

«Hai sentito? L’Italia sta benissimo.»

Biondo lo guarda.

Poi guarda la ciotola vuota.

Poi guarda nuovamente Adone.

E Adone finalmente comprende.

Si alza, riempie la ciotola e dice:

«Hai ragione. Meno male. Pensavo di essere povero.»

La Redazione

Nota per le immagini
Le immagini pubblicate a corredo dell’articolo sono state create con il contributo dell’intelligenza artificiale generativa e successivamente selezionate e curate dalla redazione di Inchiostronero.

Riccardo Alberto Quattrini
Scrittore, saggista e autore del blog culturale Inchiostronero

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