Medio Oriente, la pace sempre più lontana

«Netanyahu vuole la guerra ad ogni costo. E i servi occidentali lo giustificano»
Netanyahu respinge i negoziati mentre l’Occidente continua a sostenerne le scelte politiche più controverse
Redazione Electo
Un duro intervento contro Benjamin Netanyahu e contro quella parte della politica occidentale accusata di giustificarne le scelte. Al centro, il rifiuto delle prospettive negoziali per Gaza, il peso degli equilibri politici interni israeliani e una domanda destinata a diventare sempre più pressante: può esistere una reale prospettiva di pace in Medio Oriente finché la prosecuzione della guerra resta funzionale alla sopravvivenza politica di chi governa? (N.R.)
Ma Tajani, Fassino, Picierno e amichetti vari hanno ancora qualche dubbio sul fatto che non si potrà mai arrivare ad una pace in Medio Oriente sino a quando gente come Netanyahu sarà in libertà? Adesso il criminale di Tel Aviv ha respinto anche i piani di pace per Gaza. Preferisce continuare a massacrare donne e bambini. E il suo cane da guardia a Washington lo giustifica: bisogna capire l’assassino, è in campagna elettorale.
Il che significa che sono tutte menzogne quelle dei servi sciocchi di Israele sempre pronti ad assicurare che la società civile israeliana condanna lo sterminio dei civili palestinesi. Falso, evidentemente. Perché se gli israeliani fossero contrari, Netanyahu sarebbe costretto a fare almeno finta di volere la pace, una convivenza civile.
Invece no. Per ottenere i voti indispensabili per rimanere al governo ed evitare i processi, Netanyahu promette altri morti, altre occupazioni.
D’altronde il Mossad ha lavorato bene con Epstein ed ora può ricattare una infinità di personalità politiche ed economiche.
Di fronte alle nuove minacce, l’Italia politica resta muta. Ha già parlato abbastanza di fronte alla drammatica vicenda bulgara: 7 neoazionisti (sì, proprio 7) hanno spaventato 300 giovani ebrei di tutta Europa. Una tragedia, una dimostrazione di antisemitismo. Indignazione generale. Invece i 70mila morti di Gaza non hanno diritto all’indignazione. Così come i bambini della Cisgiordania, assaliti, cacciati, assassinati dagli eroici coloni israeliani.

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