Quando la guerra smette di essere avventura

Festa della propaganda verso l’uscita

«No mercenari, no party»

Mercenari stranieri in Ucraina tra aspettative, propaganda e la durezza concreta del fronte

Il Simplicissimus

L’arrivo dei combattenti stranieri in Ucraina viene raccontato attraverso il contrasto tra le aspettative iniziali e la realtà di una guerra ad alta intensità. Al centro, il ruolo dei mercenari, il peso della propaganda e il progressivo disincanto di chi si è trovato davanti a un conflitto ben diverso da quello immaginato. (N.R.)


All’inizio dell’operazione special russa un’orda di mercenari si è riversata in Ucraina per difendere il regime di Kiev e i suoi nazisti. in parte si trattava di personale Nato sotto mentite spoglie, ma in generale anche i volontari erano quasi tutti americani, polacchi, inglesi, tedeschi e canadesi. Pensavano di andare in un teatro di guerra simile a quello dell’Afganistan e che la “superiorità” delle armi atlantiche avrebbe garantito pochi rischi e molti soldi. Secondo Stars and Stripes la rivista ufficiale dell’imperialismo bellico americano, 120 mila mercenari, per la stragrande maggioranza provenienti dagli Usa ha partecipato ai combattimenti fino almeno all’anno scorso. Ma la situazione è profondamente cambiata da allora: quando questi soldati di ventura hanno capito che la guerra era una cosa seria, che i cannoni russi sparavano anche quando l’informazione occidentale diceva che non c’erano più proiettili o che i missili cadevano anche se erano finiti secondo la narrazione del mainstream, che, insomma non erano dentro uno scenario hollywoodiano hanno cominciato ad andarsene.

Qualche giorno fa Olha Reshetylova, difensore civico militare ucraina, abbastanza cieca da non vedere le retate per mandare la gente a morire al fronte, ha fornito dei dati sul numero dei mercenari che vengono pagati (con i nostri soldi, ovviamente) dal regime di Kiev sono ormai circa 16 mila, provenienti da 72 Paesi, ma il cui 4o per cento è costituito dalla colonia americana in Sud America che si chiama Colombia e il resto –  polacchi a parte che sono lì per garantire a Varsavia la futura incorporazione della Galizia o di parte di essa –  provengono in generale dal Sud America. La Reshetylova ovviamente dice queste cose nell’ambito di un fumoso discorso in cui, detto in soldoni, fa capire che c’è aria di aumento di paga per i mercenari, e direttamente erogata da parte del regime. Tanto ci sono i 90 miliardi di Bruxelles a garantire i pagamenti. Un tentativo disperato per tentare di sopravvivere.

Tuttavia, come si vede, c’è una diminuzione nettissima dei mercenari, anzi una vera e propria decimazione, ma anche una riduzione qualitativa: scomparsi gli occidentali, salvo gli uomini Nato che sono finti mercenari e che comunque oggi sono molti di meno rispetto al passato, rimangono gli uomini dei Paesi più arretrati asserviti al Washington consensus, gente disperata che trova nella guerra una propria dimensione di fuga dalla povertà. Ma mentre prima questi mercenari erano confusi tra la massa ucraina, ora dopo due milioni di morti e 200 mila diserzioni, si trovano sempre più a sostenere la guerra in prima persona con perdite sempre più alte L’impatto delle truppe russe e con quello che pensavano fosse un appassionante videogame si è trasformato in un gioco di morte in cui è difficile sopravvivere per più di tre mesi, come sembrano indicare le stesse statistiche ucraine. Di fatto le vittime tra i mercenari sono cresciute molto di più rispetto alle capacità di reclutamento. Inoltre la mancanza di documenti di identificazione per i i soldati di ventura, fino ad ora ingaggiati da agenzie private che sono di fatto i referenti del contratto, permette al regime di Kiev di evitare i pagamenti promessi al momento dell’arruolamento alle famiglie dei caduti. Olha Reshetylova sta tentando di promettere più trasparenza da questo punto di vista, ma è probabilmente, per non dire certamente, troppo tardi per un’inversione di rotta. E in un contesto in cui le truppe mercenarie hanno assunto un’importanza vitale.

Redazione

 

 

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