Quando non capire diventa più rassicurante che capire

«Presi da insolita sciocchitudine»
Energia, scarsità e geopolitica: per il Simplicissimus il problema non è soltanto ciò che accade, ma ciò che rifiutiamo di vedere
Il Simplicissimus
Non sempre la realtà è difficile da comprendere perché mancano le informazioni. Talvolta, sostiene il Simplicissimus, è più comodo non collegarle. Partendo da quella che definisce provocatoriamente “sciocchitudine”, l’autore arriva alla crisi dei carburanti e contesta una lettura concentrata esclusivamente su prezzi, accise e speculazione. Dietro il costo del diesel individua invece una questione più ampia: approvvigionamenti energetici, rotte commerciali, conflitti, sanzioni e progressivo indebolimento della base materiale sulla quale viaggiano merci e produzione. Ma il punto decisivo arriva alla fine. Per l’autore, non “unire i puntini” può diventare una forma di rimozione: riconoscere i legami tra gli eventi significherebbe infatti mettere in discussione una rappresentazione geopolitica del mondo alla quale l’Occidente continua ad affidarsi. (N.R.)
Il titolo che ho dato a questo post è in realtà sbagliato perché è ormai molto tempo che siamo di fronte a un evidente calo di capacità cognitiva e di orientamento che ha permesso alla razza padrona di fare ciò che voleva e di dare tranquillamene da bere all’inclito e al colto qualsiasi idiozia, anche la più evidente. Il meccanismo fondamentale è semplice: basta creare un po’ di panico e ribadirlo come il tamburo che dava il ritmo ai rematori delle galee, per far collassare la ragione che già è ridotta ai minimi termini. Non voglio ripercorrere le molte stazioni di questa via crucis verso il paese di Sciocchitudine, che non è segnalato nelle mappe perché è ubiquo, si annida nelle vie dei borghi come nelle piazze di città, ma una cosa fatemela dire: aver osannato come il Santo Graal il famoso vaccino che non solo non preservava dal Covid, ma ne aumentava la diffusione e creava effetti collaterali di ogni tipo, persistenti nel tempo, talvolta letali, sarà guardato dai nostri pronipoti, nella speranza che ci siano, come il segno evidente dell’implosione di un mondo destinato al cestino della storia.

E veniamo al presente: c’è un sacco di gente convinta che la crisi del carburante sia solo un fatto di prezzi, di speculazione o di accise, insomma un’ennesima gabola delle multinazionali del petrolio per rapinare i consumatori. Il che ovviamente è vero, anzi è vero da sempre, ma che in questo momento rappresenta un elemento marginale della verità: per la prima volta ci si trova di fronte a un problema di scarsità strutturale che fa rialzare i prezzi, ma che soprattutto rischia di rinsecchire la base sul quale è fondato il commercio mondiale e pure quello locale, ovvero il diesel. Con la chiusura di Hormuz e di Bab el Mandeb, dovuti alla scellerata aggressione americana all’Iran arriva molto meno petrolio da lavorare, l’Arabia Saudita ha subito gravi danni all’oleodotto Est – Ovest che permetteva di bypassare i due stretti e ha dovuto interrompere le forniture all’Europa per forza maggiore, così come del resto ha fatto il Qatar per quanto riguarda il gas. Gli attacchi della Nato alle raffinerie russe per interposta Ucraina, hanno fatto sì che Mosca fermasse l’export di diesel, quello che – a causa delle altrettanto scellerate sanzioni – il nostro continente comprava con triangolazioni che ne raddoppiavano o triplicavano il prezzo, gli stessi Stati Uniti, ormai il nostro maggior fornitore a prezzo di boutique, stanno pensando di vietare le esportazioni e – ciliegina sulla torta – anche la raffineria libica di Zawiya ha smesso di ridurre a causa della presenza di bande armate. Insomma i prezzi salgono perché la materia prima è ormai scarsa e si dovrà arrivare con tutta probabilità a forme di razionamento di cui peraltro già si parla a Bruxelles. Questo però è solo l’inizio perché in ogni caso i prezzi reali rimarranno alti provocando non solo una ventata inflazionistica, ma anche un’ulteriore perdita di competitività del comparto industriale, già prostrato dal venire meno delle fonti russe.

Ora che tutto questo sia avvenuto per la coincidenza di una serie di disgraziate circostanze, peraltro facilmente prevedibili, o faccia parte di un piano preordinato di distruzione del continente da parte del suo maggior alleato (leggasi padrone), come la distruzione del North – Stream 2 farebbe pensare, è una questione successiva alla comprensione delle carenze effettive che si sono determinate. Eppure il maledire la speculazione senza inserire tutto questo nella lotta di potere planetario nella quale siamo coinvolti, costituisce un inconscio tentativo di rimozione della situazione in cui siamo e l’assurda speranza che tutto quanto accade abbia a che fare con i noti meccanismi speculativi o quanto meno in gran parte a essi. Soprattutto ci vieta di comprendere che il vero nemico è l’amico di sempre, mentre il nemico che a tutti i costi vogliamo combattere è l’unico amico possibile. La sciocchitudine non è solo l’incapacità di unire i puntini, ma la pervicace volontà di non farlo per non essere costretti a cambiare l’idea – mondo nella quale abbia sguazzato e nella quale finiremo per annegare se non ci diamo una svegliata.

Nota per le immagini
Le immagini pubblicate a corredo dell’articolo sono state create con il contributo dell’intelligenza artificiale generativa e successivamente selezionate e curate dalla redazione di Inchiostronero.