Quando il progresso dimentica il buon senso.

«Quando non si traghetta il cervello»
Un traghetto solare, milioni spesi e il paradosso ecologico della buona intenzione amministrativa.
Il Simplicissimus
Doveva essere il simbolo della transizione ecologica: un moderno traghetto solare destinato a sostituire il vecchio diesel sullo Schlei. È diventato invece un piccolo monumento all’eterogenesi dei fini. Costoso, problematico e inadatto alle condizioni reali di navigazione, il Missunde III ha costretto per mesi i pendolari a lunghe deviazioni in automobile, trasformando un progetto nato per ridurre le emissioni in una causa indiretta del loro aumento. Una vicenda quasi comica, se non raccontasse qualcosa di molto serio: quando l’innovazione viene adottata per conformarsi a un principio anziché per risolvere un problema, persino la migliore intenzione può produrre il risultato opposto. Il progresso non consiste nel sostituire ciò che è vecchio con ciò che è nuovo. Consiste nel capire se ciò che è nuovo funziona davvero. (N.R.)
Tre anni fa le autorità dello Schleswig-Holstein, il land tedesco che confina con la Danimarca e che in effetti occupa la parte meridionale dello Jutland, ebbero una luminosa idea, letteralmente luminosa. Quella di sostituire il piccolo traghetto diesel che collega le cittadine di Missunde e Brodersby con uno nuovo a energia solare. Detto fatto hanno venduto il vecchio ferry Missunde II per appena 17 mila euro, in pratica il costo di una Panda accessoriata, per dotarsi dell’iper moderno Missunde III, che sembra un tavolino da caffè Ikea assemblato male, ma che costa la bellezza di 6,5 milioni di euro. Viva il futuro. O forse no perché fin dal primo momento si è visto che il nuovo traghetto funzionava in maniera pessima: i suoi grandi pannelli solari sul tetto agivano come una vela in caso di vento forte, aveva difficoltà a gestire le correnti del fiume Schlei ed era troppo pesante per i suoi cavi di guida, quindi aveva problemi ad attraccare al molo. Mentre le autorità armeggiavano con il loro assurdo progetto di prestigio, tutti i pendolari tra Missunde e Brodersby dovevano fare una deviazione di 30 km attraversando il ponte più vicino. Così questo stupido tentativo di promuovere l’economia verde dello Schleswig-Holstein, ha finito per aumentare a dismisura le emissioni di carbonio.
Ogni giorno di questo allungamento di percorso per gli automobilisti (60chilometri totali) corrispondeva, in termini di CO2, l’unica cosa a cui pensano i decerebrati del clima, a due mesi o più di funzionamento del vecchio ferry, anzi parecchio di più con il turismo estivo, certo non di massa, ma che porta almeno un centinaio di auto in più ogni santo giorno. Così dopo un anno, essendo impossibile mettere mano a una riprogettazione del traghetto e con la popolazione sul piede di guerra, l’Ufficio per la Protezione Costiera è tornato dall’acquirente del traghetto dismesso Missunde II, il quale ha accettato di rivendergli il vecchio ferry che aveva acquistato a 17.000 euro, per 100.000 euro. Questa era la situazione nel settembre 2024. Da allora, lo Schleswig-Holstein ha investito ulteriori somme nella riparazione della vecchia Missunde II e nell’ammodernamento della Missunde III, il tutto senza alcun risultato. Dallo scorso fine settimana, la Missunde III è effettivamente entrata in servizio, ma non è ancora in grado di ormeggiare in modo affidabile e, dopo aver speso ben 6,5 milioni di euro, le autorità si sono finalmente arrese. La Missunde III verrà dismessa non appena il vecchio ferry alimentato a diesel, potrà essere nuovamente reso idonea all’attracco.
Adesso si parla di dotare il vecchio traghetto di motori elettrici che era il progetto inizialmente proposto nel 2019, ma che è stato cassato in nome del prestigio che il governo del Land avrebbe acquisito realizzando un traghetto più grande e per giunta solare. Anche in questo caso non sarebbe stata una panacea perché i motori elettrici trasferiscono semplicemente la produzione della CO2 a monte, anzi l’aumentano perché le dispersioni dell’energia elettrica durante il percorso e le ricariche creano alla fine un rendimento termodinamico netto leggermente inferiore a quello di un motore a combustione interna. Ma di certo queste cose non le sanno gli ecologisti della domenica che gestiscono la cosa pubblica, per non parlare dei tronfi fighetti a bordo di auto elettriche che, oltretutto sono convinti di salvare il mondo.
