Quando anche i cimiteri cominciano a prepararsi alla guerra

«Rincosvezia»

Tra cimiteri militari e beni requisibili, il Simplicissimus legge nei preparativi scandinavi una strategia per rendere credibile la guerra

Il Simplicissimus

Prima ancora della guerra, si prepara il posto per i morti. Il Simplicissimus parte dalla Svezia, dove vicino a Göteborg un’area di circa dieci ettari sarebbe stata destinata ad accogliere fino a trentamila sepolture in caso di conflitto. Poi guarda alla Norvegia, dove 13.500 cittadini avrebbero ricevuto comunicazioni sulla possibile requisizione di case, veicoli, barche e altri beni in caso di guerra. Ma il bersaglio dell’autore non sono soltanto questi preparativi: è il clima che, a suo giudizio, essi contribuiscono a costruire. Dietro misure presentate come precauzioni intravede infatti una rappresentazione permanente dell’emergenza e della minaccia russa. Ci si prepara davvero a una guerra oppure si sta preparando la popolazione a considerarla possibile, e quindi normale? (N.R.)


Vicino Göteborg sorge un cimitero tutto nuovo: non ha ancora croci o tombe, per ora è solo un’area che la Chiesa luterana che tanto per dire di certe finte modernità, fino a qualche hanno fa rappresentava una religione di Stato ha allestito su input dell’Autorità nazionale per le emergenze, per farne un cimitero di guerra in vista di una guerra con la Russia. Si tratta di circa 10 ettari che dovrebbero ospitare circa 30 mila morti.  Qualcuno potrà pensare che si tratti dell’ennesima follia di un Paese che da neutrale qual era è diventato membro della Nato ed è sempre in fila nel bellicismo e nella russofobia. E di certo non si può dire che l’élite svedese sia del tutto sana di mente, specie dopo la scoperta delle confricazioni della casa reale con Epstein, ma non è questa la vera pazzia: lo è pensare che una guerra con la Russia possa costare appena 30 mila morti. Chi ci può davvero credere? Eppure qualcuno ci crede o fa finte di crederci perché nessuno mi leva dalla testa che si tratta in fondo di sceneggiate, messe in piedi per convincere la popolazione che la cosa è seria.

Certo non devono stare bene anche altrove in Scandinavia, ma almeno il governo norvegese non ha fatto una sorta di irrealistica previsione dei morti, ma ha incaricato l’esercito di mandare lettere ufficiali a 13 500 cittadini avvertendoli che le loro case, macchinari, barche, veicoli e altri beni potrebbero essere requisiti in caso di guerra. Così si è tenuta alta la tensione coinvolgendo un numero tutto sommato limitato di persone. Che cosa poi se ne debbano fare delle case è tutt’altro discorso. Forse delle auto e delle barche sì, per scappare dopo essersi resi conto che la paranoia e la propaganda – che in fondo sono due facce della stessa medaglia- portano sempre al disastro.

Redazione

 

 

Commento di Inchiostronero

A questo punto bisogna riconoscere agli scandinavi una qualità: l’organizzazione.

La guerra non è ancora cominciata, ma in Svezia avrebbero già pensato al parcheggio definitivo per trentamila persone. In Norvegia, nel frattempo, 13.500 cittadini sarebbero stati avvertiti che, in caso di necessità, lo Stato potrebbe interessarsi alla loro casa, all’automobile, ai macchinari e perfino alla barca. Rincosvezia

Manca soltanto una circolare che stabilisca l’orario d’inizio delle ostilità, possibilmente evitando il fine settimana.

La cosa straordinaria è che tutto questo viene presentato con la serietà amministrativa con cui si organizza la raccolta differenziata: qui i vivi, là le automobili, più avanti le barche e, in fondo a destra, i trentamila morti.

Paolo Villaggio avrebbe probabilmente avuto qualche difficoltà a scriverla.

La realtà gli avrebbe contestato il plagio.

Inchiostronero 👿

Nota per le immagini
Le immagini pubblicate a corredo dell’articolo sono state create con il contributo dell’intelligenza artificiale generativa e successivamente selezionate e curate dalla redazione di Inchiostronero.

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