Quando anche i sentimenti finiscono sul mercato

«Scusa se non lo chiamo amore»

Seduzione, relazioni e libertà: persino l’amore diventa una tecnica da imparare, possibilmente pagando un coach

Il Simplicissimus

C’è ormai un mercato per tutto, perfino per ciò che un tempo sembrava sottrarsi a ogni tariffario: l’amore. Il Simplicissimus parte dai corsi che promettono di trasformarci in seduttori impeccabili o di riconquistare una relazione perduta e arriva a una domanda molto meno frivola: perché sappiamo ancora parlare di strategie, relazioni e attrazione, ma sembriamo sempre più imbarazzati davanti alla parola amore? Dietro le formule dei coach affiora una concezione dell’altro modellata sul mercato: bisogna dosarsi, rendersi desiderabili, diventare persino una «risorsa scarsa». E la libertà rischia così di coincidere con la paura del legame, della responsabilità e della dipendenza affettiva. Alla fine resta il quotidiano: proprio ciò che nessun manuale di seduzione può rendere facile. (N.R.)


In una cosa la nostra limitatissima società sembra non avere limiti: la mercificazione. Quella persino di se stessi, quando per esempio ci si sposa con una qualunque pur di comparire in televisione, la scatola magica che promette esistenza soprattutto a chi dubita di esistere davvero dentro la grande macchina conformista. Oppure lo sfruttamento di qualsiasi debolezza per vendere qualcosa, non solo oggetti, ma anche la verità su te stesso: il tuo quoziente di intelligenza misurato su test inconsistenti, però da pagare a piè di lista, oppure il tuo grado di bon ton e un sacco di altre cose. Da qualche tempo sono stato attratto da un nugolo di offerte che si propongono di farti diventare un perfetto seduttore, che non compie errori grossolani di corteggiamento o di farti recuperare un rapporto che davi già per perso: una trentina di euro e passa la paura. Qualcuno, qualche coach, come si dice adesso per definire un personaggio che non sia amico, non psicologo, non terapeuta, ma che ti spilla soldi per l’assistenza in nome di presunte esperienze e ricerche.

Per la verità mi sono preso la briga di ascoltare due o tre presentazioni di questi promessi disvelamenti e, sia pure in modo diversamente arzigogolato, la cosa principale sembra essere nient’altro che la sostanza del famoso detto che in amor vince chi fugge. Anzi no, perché in queste delirazioni la parola amore non compare mai: si tratta di relazioni, amicizie intime, corteggiamento e via dicendo, accompagnati da scenari falsi, come quello in apertura del post, ma proprio l’amore non viene preso in considerazione. Troppo impegnativo evidentemente, troppo poco moderno, forse troppo semplice o troppo complicato per chi immagina la vita in compagnia di se stesso, salvo liason in qualche modo episodiche, curative e/o strumentali. È quasi sempre amore contro la libertà, che è poi in fondo l’incapacità di relazionarsi davvero con l’altro, la paura di non essere più padroni di se stessi se appena si sente un po’ di trasporto. La libertà viene confusa con un ego fragile come certi leggerissimi cristalli e in questo senso L’insostenibile leggerezza dell’essere è stato profetico nel bene e nel male. Ho una lunga esperienza in questo senso a cominciare dalla mia prima fidanzatina all’Università, che, per carità, fare coppia era lecito purché fosse a ore o al massimo a progetto weekandiero. La medesima parecchi anni più tardi, perse la testa per un marocchino, si convertì all’Islam, visse in Marocco e scolò un figlio, Youssef Zaghba, uno degli attentatori morti durante l’attacco terroristico del 3 giugno 2017 a Londra, in cui furono uccise otto persone. Chi se lo sarebbe potuto mai immaginare, viste le premesse.

Il bello delle persone è che sono imprevedibili, non tristi figurine da coach, che l’amore qualsiasi definizione ne vogliamo dare, esiste. Il brutto è che invece vogliamo proprio essere banali e conformisti, vogliamo avere solo “relazioni” che vivono in un punto zero dove possono essere tutto e spesso non sono niente, che riusciamo a vivere solo la fase alberoniana dell’innamoramento da dove viene espunta ogni responsabilità e fuggiamo non appena esse si presentano. Paghereste, non dico 30 euro a degli affabulatori da Youtube per farvi spiegare come provare amore? Probabilmente nemmeno un centesimo, ma su come condurre una relazione probabilmente sì. Questo può essere mercificato facilmente, visto che noi stessi in qualche modo ci sentiamo merce o comunque un oggetto di mercato, ormai come persone piuttosto che come portatori di competenze e qualche volta di idee. E del resto la spiegazione per la quale è bene non essere troppo presenti e disponibili per questi venditori di relazioni sicure, è che dobbiamo diventare una risorsa scarsa per essere più attraenti agli occhi altrui. Economicismi da quattro soldi, volgari chiacchere, di cui è intessuto il nostro quotidiano. Proprio quel quotidiano che appare perché è impegnativo, richiede fatica, pazienza e certo amore. Tutte cose che stiano dimenticando, di cui abbiamo timore, perché vivere è restare in punta di piedi, trattenendo il respiro, tra ciò che siamo e ciò che dovremmo essere.

Redazione

 

Nota per le immagini

Le immagini pubblicate a corredo dell’articolo sono state create con il contributo dell’intelligenza artificiale generativa e successivamente selezionate e curate dalla redazione di Inchiostronero.

 

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