Dietro l’avanzata dell’intelligenza artificiale si muove una visione del mondo che ridefinisce il futuro dell’umanità.

«TESCREAL, la filosofia nascosta dei giganti dell’IA»
Dal transumanesimo al lungotermismo: l’ideologia che guida le élite tecnologiche tra utopia postumana e rischio eugenetico
Redazione Inchiostronero
L’intelligenza artificiale è ormai parte integrante della vita quotidiana: dagli iPhone a Windows, da Google a Facebook e Instagram, fino ai sistemi generativi come ChatGPT. Ma dietro questa rivoluzione tecnologica si muove una visione del mondo più profonda, condivisa da una parte delle élite della Silicon Valley. È la galassia ideologica definita TESCREAL: un intreccio di transumanesimo, singolaritanismo, cosmismo, altruismo efficace e lungotermismo. Secondo i critici, questa filosofia non punta solo al progresso tecnologico, ma alla ridefinizione dell’umano stesso, fino a ipotizzarne il superamento. Con il rischio di derive eugenetiche, concentrazioni oligarchiche di potere e una trasformazione irreversibile della nostra idea di dignità, libertà e futuro.
Il saggio
L’intelligenza artificiale sta entrando nelle nostre vite, che lo vogliamo o no. Non si tratta più di una prospettiva futura: è una presenza quotidiana. I sistemi operativi, i motori di ricerca, i social network e persino gli smartphone integrano ormai componenti di IA. Accanto a questi strumenti, nuovi prodotti come ChatGPT stanno ridefinendo il modo in cui scriviamo, lavoriamo, studiamo e pensiamo.
Ma ogni tecnologia porta con sé una visione del mondo. E nel caso dell’IA, quella visione appare sempre più coerente e strutturata.
Alcuni studiosi e critici hanno coniato nel 2023 un acronimo per descrivere la filosofia dominante in alcuni ambienti della Silicon Valley: TESCREAL. Il termine riunisce diverse correnti: transumanesimo, estropianesimo, singolaritanismo, cosmismo, altruismo efficace e lungotermismo. Non si tratta di un manifesto ufficiale, ma di un mosaico ideologico che accomuna molti protagonisti della rivoluzione tecnologica contemporanea.
Il transumanesimo propone il superamento dei limiti biologici dell’uomo tramite l’integrazione con la macchina: potenziamento cognitivo, estensione della vita, ibridazione tra mente e tecnologia. L’essere umano non è visto come un dato, ma come una fase provvisoria dell’evoluzione.
Il singolaritanismo, ispirato alle teorie di Ray Kurzweil, prevede un momento – la “singolarità” – in cui l’intelligenza artificiale supererà quella umana, innescando un’accelerazione tecnologica incontrollabile e una fusione tra uomo e macchina.
L’estropianesimo e il cosmismo condividono una fiducia radicale nel progresso scientifico, fino a immaginare la sconfitta dell’invecchiamento e della morte, e persino la colonizzazione dello spazio come destino dell’umanità.
L’altruismo efficace, corrente filosofica di matrice utilitarista, sostiene che le decisioni morali debbano essere guidate dal calcolo razionale dei benefici globali. Il lungotermismo ne è un’estensione temporale: ciò che conta davvero è il benessere dell’umanità futura, anche a milioni di anni di distanza. Ridurre i rischi esistenziali – IA fuori controllo, pandemie, catastrofi nucleari – diventa quindi la priorità assoluta.
A prima vista, si tratta di aspirazioni elevate: progresso, sopravvivenza, miglioramento. Tuttavia, i critici sollevano interrogativi inquietanti.
Del resto, per quelle aziende l’IA è una gallina dalle uova d’oro. Dal 2022 al 2024 il mercato globale dell’intelligenza artificiale è passato da un valore di 136 miliardi di dollari a 279 miliardi: una crescita del 105%. A beneficiare di questa crescita sono aziende che tutti conosciamo: in testa abbiamo Microsoft (anche in virtù del suo enorme investimento in OpenAI, azienda che ha sviluppato ChatGPT), Google, Meta e Amazon. Al contempo, anche aziende meno note al grande pubblico stanno raccogliendo investimenti e valutazioni di mercato importanti: Nvidia che produce chip specializzati e che è diventata l’azienda di maggior valore al mondo, Adobe coi suoi software dedicati alla creazione multimediale, IBM con le sue infrastrutture informatiche, e Anthropic, nuova startup interamente dedicata allo sviluppo di IA.
Se il valore morale supremo è l’umanità futura, quali sacrifici presenti diventano accettabili? Se l’uomo è solo una fase intermedia verso forme di intelligenza superiori, quale dignità conserva? Se tutto deve essere ottimizzato e calcolato, che spazio resta per libertà, fragilità, imperfezione?
Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, nel suo manifesto afferma:

Alcuni osservatori intravedono in queste teorie una possibile deriva eugenetica, non necessariamente nelle forme brutali del Novecento, ma attraverso il “potenziamento” selettivo, la progettazione genetica, la distinzione implicita tra vite migliorabili e vite superflue. In un mondo dominato dall’automazione avanzata, si affaccia anche lo spettro di una “classe inutile”: individui resi economicamente marginali da sistemi intelligenti più efficienti.
A preoccupare non è soltanto il contenuto delle idee, ma la concentrazione del potere. Le tecnologie che potrebbero ridefinire l’essere umano sono sviluppate e controllate da un numero ristretto di aziende e imprenditori con risorse finanziarie senza precedenti. Le scelte di pochi attori privati hanno un impatto globale, spesso in assenza di un dibattito democratico proporzionato alla portata delle trasformazioni in atto.
Non si tratta di demonizzare l’innovazione. L’intelligenza artificiale offre opportunità straordinarie in medicina, ricerca, organizzazione sociale. Ma è necessario interrogarsi sulla direzione di marcia. Ogni rivoluzione tecnologica è anche una rivoluzione antropologica.
La questione centrale, allora, non è se l’IA entrerà nelle nostre vite – è già accaduto – ma quale idea di uomo guiderà il suo sviluppo.
TESCREAL, più che un complotto, appare come un orizzonte culturale: un immaginario condiviso che considera l’umano un progetto da superare, ottimizzare o persino sostituire. Il dibattito non può restare confinato tra laboratori e consigli di amministrazione. Riguarda la definizione stessa di dignità, libertà e futuro.
In un’epoca in cui il progresso corre più veloce della riflessione, la domanda decisiva resta aperta: vogliamo che la tecnologia potenzi l’uomo o che lo renda obsoleto?
La risposta non è tecnica. È filosofica. Ed è urgente.
